martedì 28 aprile 2015

Commento alla lezione 9 del 15-04-2015: "DENTRO I BITS"

Nel 1° ciclo abbiamo affrontato l’impatto dell’informazione, ora affrontiamo un aspetto più pratico e informatico.
MacPaint
Nell’evoluzione del pc ci siamo fermati all’interno dell’arrivo di un pc grafico e di routine basato su uno sviluppo grafico del pc, intorno agli anni '80 che diventa tecnologia diffusa a larga scala. Si è cercato di far capire come l’arrivo di questo schermo grafico si basa su vari elementi: puntatori (mouse), uno schermo impostato graficamente, cioè impostato come elemento grafico, cioè lo schermo è sempre un grafico di comunicazione con l’utente. Ma ciò non vuol dire che al suo interno sia tutto bitmap e grafica. Questo serve da raccordo.
Il primo software che ha fatto a larga scala era MacPaint, uno dei fondatori era Bill Atckinson. Aprendo il mondo dell’immagine bitmappata, o raster.
Vogliamo capire come certi salti logici siano precedentemente dei salti di tipo cognitivo organizzativo, quindi questi salti possono essere presenti anche senza l’informatica, ne prescindono. L’informatica poi ne aggiunge una parte fondamentale, lo implenta
ESERCIZO “LEONARDO”
Perché immaginiamo come un problema di tipo cognitivo possa essere affrontato ai tempi di Leonardo, senza l’uso della tecnologia.
Griglia 6x6 con un quadrato
1° Problema: 
prendiamo un pezzo di carta e penna. Come faccio a trasmettere un disegno a distanza, ai tempi di Leonardo, senza i mezzi di oggi? Non attraverso cavallo, ma ad esempio segnali di fumo. Attraverso un codice, attraverso una griglia, come il bitmap, raster. Griglia di 6x6.  Poi numerare colonne (lettere) e righe (numeri). Questo è il vero salto logico, in pochissimo tempo, ma magari nella storia ci sono voluti millenni. Un po’ come l’invenzione della ruota, ha portato morti su morti. Questa idea qua sta alla base della trasformazione del pc,
da schermo nero contenitore di dati, allo schermo tutto bitmappato e tutto riconducibile a livello minimo che è bitmap, che però non esclude tutti i livelli successivi.
Adesso trasmettiamoci delle cose, ad esempio un quadrato. Riempio un quadratino, pieno. A questo punto comunico attraverso specchi, segnali di fumo, ma facilmente si può ai tempi di Leonardo, quali quadrati (i nostri bit sarebbero). Con questo sistema posso disegnare qualsiasi cosa. E’ stato fatto il salto. Nel Rinascimento c’era la griglia, ma al Prof. non risulta che ci fosse una comunicazione a distanza di questo tipo
Questo comporta un sacco di cose. Si sono decise le regole.
A - Si è deciso una griglia bitmappata
B – operazioni possibili della griglia sono on/off. O attivo o non attivo.
E ciò gli ha cambiato il mondo. Ora entriamo all’interno di miriadi di varianti che possono eseguirsi. Perché all’interno di questo sistema è altamente preciso, o altamente impreciso? La domanda non ha un vero e proprio senso logico: dipende dalla griglia. E cioè io posso trasmettere questi dati a secondo di quanti puntini adopero, a seconda di quanto è fitta la griglia, io ho un set di informazioni molto più ricche, io ho “un millimetro più vicino al dato reale”, ma comunque il dato reale è inconoscibile rispetto alla sua complessità.
2° problema:
Griglia 6x6 con un cerchio
Assomigliare vagamente a un  cerchio. Sempre con griglia 6x6.
Cosa devo fare? Cancello gli angoli. Questo fa subito capire il processo.
Se volessi realizzare un cerchio più vicino, sono costretto ad infittire la griglia. Con lo stesso metodo ci vuole più tempo, ci vuole mezz’ora, però il risultato finale è molto più preciso.
Tutti i sistemi bitmap funzionano così, perché è questa la questione.
Ora facciamo un altro passo avanti.
Facciamo una griglia più fitta. Cosa abbiamo scritto noi come codice? Ci abbiamo messo 2 minuti una volta scoperte le regole, il codice.
La griglia è occupata o non è occupata. Griglia 10x10. Adesso cosa succede. Dal punto di vista cognitivo, in una prima fase Leonardo ha avuto un’idea di trasmettere una testa di cavallo. Abbiamo qualche dubbio che lui riesca a comunicarlo, a digitalizzarlo? No. Ma ci metterà più tempo, dovendo passare “trasmettere” punto per punto a distanza, dipende da quanto è raffinata la griglia.
Griglia 10x10 con un triangolo con base
Mandiamo ora un triangolo, e immaginiamo che esso sia la testa del cavallo. Adesso creiamoci dei problemi. Qual è il primo che posso crearmi come crisi? Metto una base, non simmetrica, quindi è uno sbaglio. Devo correggere. Come si fa nello spazio bitmap a correggere? Cancello e riscrivo punto per punto? Come si può fare per risolvere senza cancellare? Cambio le coordinate, spostando i soli punti della base al centro. Cioè un pezzo di questa griglia la sposto. 7F-9I, cioè sono 2 livelli, 2 griglie. Il salto logico è che posso sempre definire una parte di punti. Posso ruotarli, scalarli, duplicarli, sono operazioni basilari importantissime. Cioè replicare un pezzo di griglia già esistente. Spostando se lo replica senza ricalcolare punto per punto, opero su una porzione di schermo. QUindi ho definito un'altra regola, il 3° comando “porzione di griglia”.
Altro ragionamento. Posso trasmettere solo disegni? Certamente no. Il sistema è talmente scemo e banale che lui non sa niente. L’unica cosa che sa è che se il puntino è spento o è accesso, e di quale puntino si tratta. Sta alla coscienza dell’uomo trasmettere informazione, quello che passa dal pc è un livello minimo di informazione, è un “dato minimo informatico”, è il livello più basso, il dato, è un evento che c’è o non c’è, associabile all’elettricità.
A questo punto noi abbiamo creato un codice, che è una convenzione banale come sistema di comunicazione: 3  regole, questi sono i dati informativi, che permettono di strutturare il codice. Comunque sono informazioni in questo caso, perché rientra nel mondo del bitmap, quindi siamo già nel mondo dell’informazione.
A questo punto siccome il codice è talmente basso: il mouse, il sistema delle tendine e con questa griglia base primitiva, è grazie a loro che posso interfacciarmi col pc. Tutti i pc sono bitmap, quindi posso prendermi un’immagine direttamente dallo schermo, una riproduzione bitmap dello schermo.
Lezione: alcune immagini.
Immagine Leonardo: simbolo per ricordare il gioco fatto finora.
Cosa ci viene in mente da aggiungere sulla 3°regola, “porzione di schermo”? Tutte le sottoclassi: “spostare” “ruotare, “deformare” ecc…
Interfaccia Photoshop
Programma Photoshop. Non esiste solo Photoshop, ma ci sono altri migliaia di programmi raster, ma oggi è questo il principale, il primo programma che ha implementato queste caratteristiche a un livello più forte, perché ha pensato a una cosa prima degli altri. Perché si chiama Photoshop? Perché i scanner erano arrivati a un livello tale che nasce la necessità di modificare la foto, ritoccandola, ma questo nasce solo dopo l’input, cioè attraverso scanner e macchine digitali. Fino al 2.000 ancora le diapositive c’erano, dopodichè si passò alla digitalizzazione.
Piccole informazioni a riguardo che sembrano scontate, ma che sono essenziali per gestire i file.
A che risoluzione, com’è fatto lo schermo? A 72 dpi. Vuol dire che lo schermo è formato da righe e colonne che formano a questo numero magico. Non può essere vista in maniera superiore di questa informazione. Questo vuol dire che se sto al 100% dello schermo, tanto vale che lo schermo resti a 72 dpi, perché la sua vita nasce e resta sullo schermo. Prima era molto complicato perché la rete era meno veloce, mentre oggi non ha senso inviare immagini a risoluzione maggiore, perché non si percepisce la qualità. Ma perché spesso lavoriamo a risoluzioni diverse dai 72? Perché i sistemi di stampa (questo discorso non ha senso per programmi vettoriali) permettono di percepire la maggior qualità, quindi è opportuno aumentare. Come si fa a risolvere e ottimizzare? Possiamo variare il numero di pixel, in 2 modi: variando il numero di punti mantenendo il file a stessa grandezza, oppure variando la dimensione del file, cioè posso passare da 300 dpi a 72 dpi alleggerendo la pesantezza.
300 dpi vs 72 dpi

Alcune nozioni base che comunque servono a chiarire la questione. Quando noi parliamo di immagini a 72 dpi, 150 di, 300 dpi, o di più, intendono dire sostanzialmente quanto è densa la "griglia di Leonardo". Cioè che tipo di griglia ho sullo schermo. Ma sapendo che la griglia di ogni schermo è di 72 dpi, se io proiettassi a schermo un immagine  a 300 dpi sto facendo uno sforzo inutile, perché tanto il dispositivo schermo non mi permette di percepire la qualità maggiore dell’immagine. Ma può andar bene per i sistemi di stampa, in cui è possibile concretizzare questa maggiore qualità, ci sono più informazioni per un certo livello. Ma qual è la cosa importante? E’ che noi parliamo di dimensioni quadratiche. 72x72, oppure 150x150, quindi non è che si raddoppio, ma è un incremento molto più forte, e con se la dimensione del file dipende da quanto è grande la griglia che si deve costruire.
Assegnazione colore/pixel
L’altra dimensione da tenere presente è la “profondità di lettura”, che è cosa diversa dalla griglia. La profondità di lettura è che ho palette di colori, che mi possano rapportare quello che io vedo sullo schermo e quello che vedo nella realtà. Cioè che profondità di lettura io posso avere.
Ad esempio: se io ho una profondità di lettura 2, qualsiasi colore nella realtà sullo schermo lo vedrò o bianco o nero. Se io ho una palette di 16 colori è come se avessi un astuccio dei bambini, e scelgo il colore che più mi si approssima a questo. Se ho una palette di 16 colori sceglierò una sfumatura che più mi si avvicina a questa, e cosi via. Questo è un concetto che non ha a che vedere con la griglia, ma è la profondità di lettura, che vuol dire in che range di palette noi lavoriamo.
Bit per pixel
Di base Photoshop è a 8 bit, quindi sono milioni di colori. Mentre i primi computer erano a 16 colori. Una cosa è la griglia e un’altra cosa è la profondità di lettura. La cosa è significativa per grafici, fotografi, ecc…
Adesso cerchiamo di capire che il mondo raster appartiene al primo livello primitivo d’informazione.
Google ArtProject: è un database, in continua evoluzione che ha una serie di Musei realizzati in via rml, ed è una modifica di non poco conto. Esempio Musei Capitolini di Roma. E’ una tecnologia raster, in cui non è una sola foto, ma è una foto circolare che consente di girare, e avere serie di link che ci permettono di andare da un punto all’altro. Posso cliccare su un quadro e zoommare, che ci fa fare un salto logico, che ora ci interessa.
Parliamo di un quadro di Hans Holbein, gli "Ambasciatori", abbastanza famoso perché rivela tutta una serie di questioni. Nella National Gallery di Londra. Cosa ci interessa, dal punto di vista logico, farci comprendere?
Hans Holbein il Giovane, "Ambasciatori", Londra, 1533
Questa cosa, seppur cosi realistica, come la definiamo? Dal nostro punto di vista è informazione. E l’informazione ha questa caratteristica, cioè rientrando in questo quadro, è una traduzione all’interno del mondo del raster. Quindi ritornando alla nostra precedente definizione, il quadro è un contenitore infinito di informazioni, può essere visto sotto milioni aspetti: chimico, colore, componenti, ecc…può essere interpretato con milioni sistemi informativi, alcuni tra l’altro attivabili, come nel caso del restauratore. Noi quindi trasformiamo il dato quadro in informazione. E questo passaggio fondamentale lo facciamo con questo sistema. Perché Leonardo ha creato la griglia, on/off, le porzioni di schermo, ma mancava una cosa, che cosa? Il colore. Cioè a un certo punto si raggiunge questa invenzione, è esattamente quella della profondità del bit. All’inizio sono banale e applico gli astucci di colore, cioè 8 colori, un numero minimo.  Dopodichè qual è il sistema più furbo? E’ quello di mescolarli, cioè quello che nel pc si chiama RGB (ce ne sono anche altri), e qual è l’idea? E’ che ciascun colore può essere decritto numericamente come appartenente a questa palette di RGB quindi io trasmetto un dato semplicemente come numerico. Quindi lo immetto all’interno del sistema già creato, perché il colore va nella singola cella, non è solo bianco e nero. Cioè 300 gocce di Green, 22 gocce del Red, 145 di gocce di Blue. Così lo rendo digitale, lo rendo numerico.
RGB e CMYK
Il fatto che noi facciamo tutta questa cosa alla velocità della luce, con l’elettronica è così, in realtà però i passaggi logici sono già contenuti lì. Se noi improvvisamente fossimo sbalzati nel 1.480 saremmo in grado di creare un sistema del genere dopo questa lezione, perché abbiamo un livello cognitivo diverso, non solo tecnologico, così vediamo le cose in maniera diversa.
Torniamo al quadro. Se vediamo il quadro come informazione, attraverso i bit, da un certo punto di vista, quando un dato si trasforma in informazione, seppur tutto è contenuto nel dato originario, a livello di informazione ne svela delle cose che nel dato non percepirbbere. Esempio facendo i Raggi X metto a fuoco determinate cose specifiche, cioè lo divido per livelli come dire. Nel dato sono contenute tutte le informazioni, ma essendo infinite non riesco a comprenderle, mentre aplicando un sistema di visione, estrapolo quella informazione che a me serve e ne estrapolo le informazioni a me necessarie. Zoommando sul quadro trasforma i dati in informazione, anche se stupidi in realtà, perché sono solo puntini. Qual è il segreto di questo quadro? E’ famosissimo perché costruisce 2 livelli di immagine:
uomini di grande successo economico, ecc... allo stesso tempo costruisce un messaggio subliminale della temporaneità, della morte e della fine, se mi metto in  maniera diagonale compare l’immagine di un teschio, che può essere visto solo da destra.
Georges-Pierre Seurat, Badestelle in Asniéres, 1883
Il movimento del puntinismo aveva teorizzato il mondo dei pixel. In cui l’idea della luce e del colore aveva scomposto gli elementi visibili dalla retina, da un certo punto di vista è un processo di digitalizzazione. In questa nuova profondità dell’informazione, il segreto è contenuto in un altro set informativo, a quel segreto non ci arriverò mai.

Queste sono le fondamenta del ragionamento, ora iniziamo a fare dei ragionamenti.
Ad esempio la prospettiva permette di rivelare degli oggetti 3D, ma che possiamo rappresentare anche attraverso il sistema scemo dei raster, che è bidimensionale. Da un certo punto di vista è potente perchè è tutto rappresentabile, ma è scemo perché non ha abbastanza intelligenza dentro. C’è tutto un mondo in evoluzione di cercare di far acquisire all’immagine raster un certo livello d’intelligenza. I primi che hanno provato, sono i scanner che scansionano testo, prendono l’immagine raster e attraverso il software prendono l’insieme die puntini che riconoscono le lettere trasformando l’immagine raster in testo. Questo è il caso più semplice che è il testo, sta andando avanti. Ma c’è un problema di sicurezza. Una cosa è avere un’immagine raster del prof., un’altra cosa è saper che a quell’immagine si associa un nome e cognome. Un primo inizio lo sta facendo Google immagini, che attraverso algoritmi fa delle ricerche. Questo è un campo significativo nel rilievo dell’architettura, è il famoso sistema della nuvola di punti. E’ un concetto di rasterizzazione abbastanza cretino, lui non sa che sono cose, lui le traccia e basta lo scanner, poi con alcuni software dalla nuvola di punti si passa poi alla costruzione di livello di codice superiore che è quella vettoriale. Quindi cominciano ad esserci un sacco di ibridazioni tra un sistema e l’altro: in Rhino metto un’immagine bitmap comincia a calcolare il vettoriale.
MONDO DEI PIXEL
Una volta che si ha un nuovo costrutto mentale, che permea fortemente il nuovo modo di vedere, come il puntinismo Cerdà guardava il mondo attraverso il ragionamento scientifico, noi oggi guardiamo il mondo attraverso il raster, la maniera di pensare, di vedere, la moda, ecc.. abbiamo una visione del mondo in cui questo elemento permea il mondo reale. Bisogna capire che i nuovi strumenti non stanno li e basta, ma entrano in modo dialettico col nostro modo di concepire e pensare la nostra architettura. Ancora il mondo del pixel permea l’architettura.

lunedì 27 aprile 2015

Commento alla lezione 7 del 23-03-2015: "EVOLUZIONE DEL COMPUTER: dal pallottoliere allo schermo grafico"

Ci interessa entrare nell'evoluzione del computer, nel processo, per arrivare al concetto dello schermo grafico, che il soggetto principale della contemporaneità. Entriamo in modo più specifico nel mondo dell'informatica attraverso quello che è il mondo raster. 
Pallottoliere
Il professore ci suggerisce una frase simbolica: "l'importante è avere un carro", che metaforicamente parlando, oggi è necessario avere il computer, ma rimane di secondaria importanza il suo livello.

I - Calcolo a leva umana
La questione del calcolo automatizzato è antica, ha attraversato l'umanità, e alcuni cerchi si stanno chiudendo in questa fase. Esempio: il calcolo legato al dito, come elemento costitutivo della macchina/uomo, invece negli ultimi anni il dito è legato a un fatto tattile, il touch screen. Pioniere di questo argomento è Nicholas Negroponte, quando già nel 1984 diceva che "la vera strada è quella del tattile". 
Charkes Babbage
Il pallottoliere (o abaco) rappresenta uno dei primi modi di fare conti muovendo le mani fin dall'antichità, ma anche fino a poco tempo fa. 

II- La macchina dell'inventore
Cosa succede nell'evoluzione di queste idee? All'inizio dell'Epoca industriale nasce l'idea di macchinizzare il calcolo ancora di più, e creare macchine, personaggio importante fu Charles Babbage che inventò macchine trasformative che riescono a procedere in maniera meccanica i calcoli. Il campo dell'industria ha continui intrecci col campo tessile, il campo dei filati ha all'interno caratteristiche di computabilità, processualità, scrittibilità, che lo rendono proficuo verso il computer. Quindi le prime macchine agli inizi '800 riguardano l'ambito tessile.
Operatori Booleani
Poi nel corso dell'800 George Boole comincia a sviluppare una logica binaria, procedendo per un legame di successiva astrazione, ancora più del precedente. Logica binaria: 1 = si; 0 = no. Era già nato in realtà il Codice Morse, che precede alla creazione di messaggi elettrici attraverso l'invenzione del telegrafo, che fu un salto epocale. Ma George Boole fa di più, individua "operatori logici", che oggi chiamiamo Operatori Booleani. Cioè oltre al "si" e "no", classifica anche il "e...e", "se...se", ecc... All'inizio non si capiva ancora a cosa servisse, ma si svilupperà nella logica del pc.

III - La crescita dell'IBM
FORTRAN, scheda perforata
Nel '900 appare sulla scena l'IBM, società ormai ampia e trainante il settore dell'informatica. Come spesso accade le invenzioni nascono da problemi, in tal caso lo sviluppo del calcolatore, portato avanti da IBM, nasce dalla necessità di controllare alcuni dati della popolazione che interessano agli statisti, come: Quanti abitanti? Dove vivono? Quante tasse debbono entrare? Da cui nasce cosi l'annuario statistico, grazie allo sforzo portato avanti da IBM (Industry Business Machine) per rendere meccanici questi calcoli. Nascono forme meccaniche ma già compare la "scheda perforata" FORTRAN, contenitore di informazioni pertinenti un determinato tema, e la lettura simultanea consente di ricavarne altre informazioni e generare alcuni output.
Altro salto grosso è determinato dallo sforzo bellico, in cui avviene un salto di logica. Qual'è la chiave? L'elettricità. Si applica per la prima volta l'elettricità al sistema di
Transistor computer
calcolo, fino ad ora meccanico. Rappresenta l'arrivo dentro di un modo di organizzare la logica binaria che rientra in gioco fin da Boole. A questo punto ci sono già tutti gli ingredienti fondamentali. I primi macchinari, i primi computer erano enormi 
perchè i primi pc erano gestiti da sistemi di valvole, per gestire il "si/no". Intorno agli anni '50-'60 questo sistema tende a diventare sempre più piccolo dando vita al "miracolo della miniaturizzazione". E' il momento in cui l'IBM diventa una grandissima società che fornisce queste cose a università, banche, militari, ecc...

IV - Dal transistor al chip
Olivetti Elea
Nel frattempo dal punto di vista tecnologico avviene un altro passaggio, nasce il transistor, che sarebbe una sorta di miniaturizzazione della valvola. Un esempio di applicazione è la nascita delle radioline a transistor che vanno a sostituire la grande radio a valvola nel salone, è l'emblema del grande salto tecnologico: dalle valvole al transistor. E questo ha un impatto anche nei computer che possono diventare più piccoli.
Altra invenzione è il Circuito stampato. Non più il transistor ma circuiti di passaggi elettrici, grazie al materiale siliceo. Il primo computer a transistor è italiano ed era l'Olivetti Elea, disegnato dal designer italiano Ettore Sottsass. Olivetti era una società aperta e progressiva, e già negli anni '50 aveva delle unità di ricerca. Uno dei frutti ad esempio è Arduino, frutto della crisi di Olivetti, nato ad Ivrea dove c'era il centro di ricerca di interattività.

V - Il personal
Silicon Valley, California
Negli anni '60 da una parte c'è il il pc, con la sua immagine molto corporate, e dall'altra c'è la società, con la parola libertà molto in voga e che apre a un mondo nuovo e libero. Questa libertà poi si riflette in tutti i settori, e in questo clima generale accadono fatti che riguardano anche la cultura tecnologica. Cosa succede? Entra in gioco il filone della libertà, condensato in California. Perchè proprio qui?
1 - Durante la guerra si erano insediate ditte elettriche;
2 - l'Università di Berkeley rappresenta l'ideale della libertà;
3 - la California è uno dei centri liberatori.
Apple I
Da qui prende il via una sorta di mania, di moda di gente che "smanetta" ecerca di creare il primo computer assemblato personalmente, e non comprato da IBM, comprando i pezzi, inventandone alcuni e componendoli insieme: nasce così il primo personal computer. In questo clima si formano i club i cui questi personaggi si incontrano e si scambiano le esperienze, e vanno avanti per tentativi. Fino al momento in cui si presenta una bizzarra coppia formata da Steve Jobs e Steve Wozniak. Il secondo è un ingegnere geniale e insieme avevano inventato un macchinario per rubare telefonate. Poi nasce l'idea di assemblare il pc, ma non sono i primi a fare il tentativo. Questa impresa è impensabile senza capire il luogo di queste azioni: il garage. In America tutti hanno il garage, e ognuno lo organizza secondo i propri gusti, e in questo caso loro lo attrezzarono a contenere strumenti di elettronica. Creano così l'Apple I, mettendo insieme i componenti in vendita, perchè non erano ancora in grado di costruirli da soli. Questo nuovo prodotto rivela fin da subito che Steve Jobs è un visionario e maniacale, ma inteso non negativamente, ma ha un'idea di sintesi di quello che dev'essere il prodotto, per poi fare tutti gli sforzi possibili per raggiungere la realtà di questa visione. Quindi un ragionamento all'inverso: di solito si parte dalle caratteristiche.
Apple II
1° idea: sistema chiuso;
2° idea: ha un design, cioè è organizzato;
3° idea: fornire un'ecologia chiusa, sistemica del dare/avere.
Un altro passaggio fondamentale è la scelta che loro fanno nel momento in cui il prodotto esplode e viene riconosciuta la sua qualità. Inizialmete gli viene offerto un accordo con una ditta elettronica per vendere il loro prodotto, ma rifiutano. Perchè entra in gioco un finanziatore che permette di fare il grande salto dal garage alla produzione industriale. Arriva L'Apple II nel 1978. E' tutto contenuto in un case, è un computer, ha linguaggio programmabile, poca grafica, ha sistema operativo e cosa importantissima ha output: lo schermo. Questo segna l'arrivo al mercato di massa e non come prodotto di nicchia. 
Contemporaneamente avvengono 2 fatti:
nasce la Silicon Valley, in cui sempre più le società di elettronica tendono a stare insieme;
diventano enormemente ricchi. Perchè? Viene quotata in borsa.
In definitiva hanno contribuito ai progressi della società, cioè segnano la differenza tra avere questi strumenti e non averli.

VI - Dos e pc
Interfaccia MS-DOS
Bill Gates è l'alter ego di Steve Jobs, ma diverso di formazione e provenienza. Lui è un programmatore, quindi scrive codice. E' un ingegnere. A 20 anni scrisse il DOS, un programma che era un sistema operativo che poteva essere utilizzato su varie piattaforme, semplice e universale. Ha fatto un grosso salto quando invece che essere venduto, ha fatto un contratto per licenza, cioè guadagnava per ogni copia venduta. Crea la Microsoft, che fa solo software, a differenza di Apple. Fondata negli anni '70, ma il grandissimo salto lo compie quando si sveglia la IBM, che a un certo punto aveva completamente abbandonato l'idea del PC perchè non lo considerava fruttuoso come investimento. Ma negli anni '80 esce il primo PC IBM, 4 anni dopo Apple, ma entrano con la forza della grande industria scegliendo proprio la Microsoft come sistema operativo. Ma siccome il sistema è aperto, nessuno esclude che una ditta di una nazione giri con Sistema DOS. Questa è la grande differenza con Apple in cui hardware e software sono specifici.

VII - Mac e bit
Schermo bitmappato
Riprendendo la storia dell'Apple, manda in produzione il modello Apple II per grandi numeri, si stabilizza, ma il DOS comincia a farsi largo. Siamo ancora nel mondo dello schermo nero, in cui domina la relazione comando/informazione, tutto tramite tastiera, in codice. E' a questo punto che avviene l'ulteriore salto geniale di Steve Jobs. Va a Palo Alto dove c'è un gruppo di ricercatori della compagnia Xerox di fotocopiatrici, gruppi spesso chiusi all'interno di loro stessi, ma uno di questi invece il "gruppo PARC" svilupò una cosa nuova che non si era mai vista, un'interfaccia grafica. Cioè un modo di relazionare le informazione del computer 
Macintosh 128 k
alle informazioni dell'utente. E non un interfaccia letterale come era precedentemente, e negli altri sistemi operativa. Vuol dire che sul computer apparivano delle finestre, queste finestre erano sovrapponibili e navigabili col nuovo strumento del mouse. Cioè queste finestre contenevano informazioni molto eterogenee ma tra loro coordinate, il c.d. "menu a caduta" prima non esisteva e fu uno shock. Quindi questa invenzione non fu di Steve Jobs, ma fu bravo a capire prima degli altri il giusto uso. Così passa alla pratica creando il suo nuovo prodotto. Dapprima crea l'Apple Lisa basato sul menù, sul mouse e sull'interfaccia, purtroppo però costava 10.000$ ed era troppo costoso e rimaneva un prodotto nicchia. Così crea un gruppo di 10 persone portando avanti un nuovo progetto, denominato Macintosh, per portare a livello di massa questo nuovo mondo. Qual'è la più grande rivoluzione di questo cambiamento? Il passaggio da uno schermo nero, concepito per contenere comandi, allo schermo grafico ha obbligato a creare uno schermo bitmappato, cioè il suo schermo è composto da pixel, con cui si può creare qualsiasi immagine. Quindi sostanzialmente uno schermo che emette informazioni piuttosto che un contenitore di dati, e capace di riportare tutti i codici in un'immagine, di varia natura, gestibile dalla barra menù del mouse: una nuova logica. Il primo Macintosh uscì per la prima volta ai Magazzini Kauffman, il Macintosh 128k, e per la prima volta emanava luce, attraeva e colpiva. Si capiva che c'era un mondo diverso ma non ancora bene si capiva cosa fosse. Il costo era elevato, intorno ai 2.000$, 12 pollici, monocromatico, floppy da 400k per lo storaggio. Dentro il floppy c'era caricato il sistema operativo più almeno un software più un pò di spazio per scriver un documento, ma massimo un grafico. La memoria originaria era di 128k. Per il Professore Antonino Saggio all'inizio sembrò una sola, invece col tempo riuscì a capire che fu un ottimo investimento in quanto lo aiutò a vedere fin da subito l'architettura sotto la lente di questo nuovo strumento, approcciando un'ottica diversa, interrogandosi su cose nuove. La cosa importante era il suo funzionamento in maniera integrata hardware/software, è molto stringente la relazione, a differenza del DOS. Cosa consente questo sistema in cui la costruzione del computer e software è così coesiva? Salti tecnologici dovuti al forte rapporto tra i due. Alla base c'è un sistema di istruzioni, le "quickPro", altro esempio di approcio grafico attraverso tutto il computer, fatto di passaggi trasversali bitmap/testo.
Stampante a matrice di punti
Nel 1985 nasce il "postscript". La differenza qual'è? Il primo è un sistema di routine basato sul bitmap (griglia) che consentiva di stampare quello che si vedeva sullo schermo. All'epoca avvenne il grande salto potendo trasferire nella stampante punto per punto, moltiplicando e dividendo la griglia, da 72 dpi a 300 dpi.  Il secondo postscript è completamente diverso. Vuol dire che faccio una traduzione matematica di quello che è raffigurato nello schermo. Tale passaggio non lo vedo, ma consente di ottimizzare il prodotto finale a seconda della qualità di stampa: cioè posso vedere la lettera "O", o come insieme di puntini, o tramite vettori, cioè equazioni matematiche.
Le prime stampanti erano a matrice, a puntini, mentre il grosso passo fu fatto quando uscì la prima stampante laser gestita attraverso postscript, il desktop publishing.
Nel 1987 comparve per la prima volta l'HyperCard, e subito dopo anche l'hyperLink che permetteva di schiacciare un "tasto" per andare da un'altra parte, basato sul linguaggio HyperTalk. Comincia quindi il mondo dei salti, il mondo dell'Hyper, andando da una parte all'altra in maniera discontinua. Da sottolineare che ancora parliamo di salti che si possono fare solo in locale, quindi all'interno di un piccolo mondo multimediale basato sui link. Poi nei primi anni '90 comparve il CD-ROM permettendo un ampliamento di informazioni.
Netscape, primo Browser
Ma il vero salto avvenne quando il link si introdusse nella rete internet, come sistema globale di informazione: linguaggio HyperTalk. Ma a cosa poteva servire? E' interattivo.
Intanto i PC si erano evoluti. Non c'erano più solo 400 k, ma arrivano gli hard disk esterni, così con un bottone si poteva aprire un gioco nell'hard disk, quindi si entrava e si usciva con un clic.
Nel 1994 arriva l'HTML, che a livello del sistema operativo crea un "link attivo" a internet direttamente sul sistema operativo, riportando in quel specifico punto di internet.

VIII - Bit
Si chiude il cerchio perchè con la logica binaria rimando a Google le immagini che vedo sul mio schermo, perchè lo schermo grafico è la chiave di questo passaggio. Cioè il passaggio importante è quando si comincia ad importare le immagini dentro ai sistemi, quindi da questo momento i computer cominciano a parlare.
Ormai l'idea dello schermo buio in cui inserire i dati è passata. Ora c'è il mondo che emette informazioni. Ora per noi è centrale il tema dello strumento computer, chiedendoci: come mettere a frutto queste nuove possibilità, queste nuove funzioni? Come entra l'informatica nell'architettura?









venerdì 24 aprile 2015

Commento alla lezione 6 del 18-03-2015: "TRASPARENZA: catalizzatore dell'architettura industriale"

Come nasce questo paradigma che risponde al processo industriale? L'industria nasce a partire dalla fine del XVIII secolo, quindi circa 130 anni prima del Bauhaus. Ci sono stati vari interventi, anche nel campo dell'arte, prima del Bahuaus che abbiano cercato di rispondere ad una nuova estetica che potesse calzare ad una società industriale. Nel libro di Antonino Saggio, "Architettura e Modernità: dal Bauhaus alla rivoluzione informatica", Carocci, 2010, assume un ruolo cardine il Bauhaus, perchè ci interessa il cambio di paradigma e non tanto a livello temporale. Per comprendere e fissare più chiaramente il cambiamento epocale di paradigma ci serviamo di un grafico in cui metteremo a confronto le 3 Epoche, analizzandole attraverso 7 categorie.
Tabella di analisi dei 3 paradigmi
Bramante, Tempietto San Pietro in Montorio, Roma, 1500
PROGRAMMA

Rinascimento: la parola chiave è celebrativa/rappresentativa di istituzioni religiose o signorili.

Industriale: sicuramente non è celebrativa, quindi per questo si differenzia dal precedente modello Rinascimentale. E' diventata, sull'idea di William Morris, una pratica onnicomprensiva, ma non solo fisica, ma anche per quel che riguarda il tema sociale. Prima solo il potere veniva rappresentato, mentre ora si estende a tutte le classi sociali. Il fulcro di tutto il discorso di ricerca è il grande tema della "casa minima" (ndr. Existenzeminimum), la casa operaia. Cambio di paradigma pazzesco. Rappresenta più salti logici alla stesso tempo. Innanzitutto ha nel suo DNA costitutivo il tentativo di mettere insieme un'idea di produzione industriale (Scuola di Arte e Mestieri) con un'anima rivolta alla ricerca espressiva e estetica (Accademia): TECNICA + ESTETICA. 
Manifesto Bauhaus
Poi si capisce che l'arrivo dell'edificio del Bauhaus è la risposta ad un'enorme crisi. Già esisteva la scuola del Bauhaus, e risiedeva nella sede di Van de Velde, ma con Gropius nel 1919 si inserisce prepotentemente in quell'area di rinnovamento verso l'industria, e quale luogo sceglie Gropius?  Và a Weimar, centro di una delle Università più antiche (tipo Cambridge), luogo radicato della Scuola Universitaria Tedesca. Restano lì fino al 1925, dando molto fastidio: è un'idea di mixitè ante litteram, stile di vita innovativo. Gropius chiama personaggi importanti di lingua tedesca, ma nonostante ciò tutta la scuola viene espulsa da Weimer perchè andava contro i principi del nazismo. Così si trasferirono a Deassau, nella periferia estrema, accanto a campi di patate letteralmente. Fù una scelta forte. Dessau era una città nuova, si trovò l'accordo col sindaco e si costruì il nuovo edificio sede del Bauhaus.

IDEA DI CITTA' 
Palmanova, Friuli Venezia Giulia, 1593

Rinascimento: è chiusa, perchè la città si dà come porzione specializzata rispetto alla vastità del territorio agricolo e le mura rappresentano il confine della città all'interno del quale sono garantiti i servizi, primo fra tutti la difesa.

Le Corbusier, Blocchi à redent, 1931
Industria: aperta, dilatata, sostanzialmente infinita. Alla conquista sempre di un territorio infinito. Sistemi autoespansivi come lo sprawl urbano. L'idea di città si incorpora nell'architettura, così nasce il blocco libero o a redent. Da sottolineare che si rompe la struttura stradale: ha la strada che passa in mezzo all'edificio. Si ribalta il modello rinascimentale chiuso del palazzo con corte a favore di una tipologia a zig zag aperta.
Sangallo, Palazzo Farnese, 1541

VISIONE

Rinascimentale: spesso è un aspetto cui si dà poca importanza, ma è molto importante. Com'è costruita tutta la visione Rinascimentale? E' figurativa, è riconoscibile. Ad esempio prendendo la "Venere del Botticelli", la donna è donna, la conchiglia si capisce che è una conchiglia.

Industriale: E' astratta. I vari Cezanne, Picasso, Mondrian, Malevich, la loro visione non era più figurativa, è del tutto diversa. E' un cambiamento epocale. Ma ovviamente questo cambiamento non riguarda solo la pittura, ma è trasversale e comprende tutte le arti, comprese la musica, scultura, letteratura e l'architettura.
Cosa vuol dire che sono riconoscibili nel Rinascimento? Che le parti sono nominabili. Un tetto è un tetto e lo riconosco. Un camino è un camino ed ha la forma tradizionale. Così come una finestra, un portone, una colonna, una trabeazione, ecc... 
Rietveld, Casa Schroeder, Utrecht, 1924
Cosa avviene invece con l'industria? Non li posso più nominare, non posso più utilizzare dei termini. O addirittura cambiano i termini, diventano astratti: lastra, piano, bucatura, e non più muro, solaio, finestra. Il caso emblematico è la Casa Rietveld Schroeder in cui la finestra, il balcone, sono nominabili solo attraverso le sue relazioni, come un quadro di Cezanne. Il Bauhaus che fa? Fa esattamente questo: cioè determina delle relazioni su base astratta e non più nominale.
Peruzzi, Villa Chigi alla Lungara, Roma, 1512
COSTRUZIONE

Rinascimento: Una regola era la continuità, a partire dal sottosuolo fino alla copertura, con tutti i piani intermedi, avevano l'obbligo di avere la parte portante in corrispondenza con quella dei piani adiacenti, ovviamente per esigenze di tipo tecnico legate al materiale da costruzione, la pietra, che permetteva solo questo tipo di possibilità.

Le Corbusier, Villa Savoye, Parigi, 1931
Industria: Nasce il calcestruzzo armato grazie all'enorme ricerca portata avanti nell'ambito dei materiali costruttivi. Tale scoperta allarga di gran lunga le possibilità architettoniche lasciando libertà di manovra tra un piano e l'altro, e anche sulla facciata stessa. Da qui avrà origine la Ville Savoye in cui si stabiliscono i 5 punti dell'architettura moderna di Le Corbusier.
Bramante, San Pietro, da Serlio, 1506

METODO

Rinascimento: Esistevano mentalmente dei "contenitori", tipi edilizi, preconfezionati, in cui venivano calate dall'alto le funzioni, ma con cambiamenti tipologici lentissimi. Schemi geometrici, distributivi, organizzativi come la "tipologia a palazzo", o le "chiese a 3 navate", subiscono piccole variazioni sul tema.

Gropius, Bauhaus, Dessau, 1925
Industriale: Completamente opposta dal punto di vista tipologico. Non si parte più dallo schema, ma si parte dalle funzioni che ospita, ragionando cercando di ottimizzare gli spazi: comincio dalle funzioni, le ottimizzo, poi li devo mettere in un ordine logico. Qual'è questo ordine logico? La sequenza, ovvio. In un Epoca dominata dalla catena di montaggio la cosa più logica da fare è disporre le funzioni, e quindi i vari ambienti, l'uno di seguito all'altro, separandoli. E' un'analogia indiretta.

Bramante, Cortile del Belvedere, Roma, 1504
ESPRESSIONE

Intendendo per espressione un concetto più ampio di quello di visione. E' un passaggio mentale e fisico diverso.
Rinascimento: Visione unitaria, abbracciata dallo sguardo, sintetica con insieme coerente. Lo strumento è la visione prospettica, che funziona bene per sistemi modulari, sintetici, mentre poco funziona per organizzare una caverna.

Van Doesburg, Composition XI, 1918
Industriale: Mondo frammentato, astratto, dinamico, interpretabile non più con la categoria della prospettiva. Ad esempio Cézanne ha bisogno di costruzioni mentali nuovi: mondo analitico, astratto, frammentario, che assume valore. Questi sistemi dinamici a cosa sono legati? Alla cinepresa e alla fotografia, ovviamente. Prima non c'erano questi strumenti, quindi gli strumenti non erano cambiati molto. Mentre ora si può guardare il mondo con occhi diversi, che filtrano le informazioni derivanti dal mondo tramite queste "nuove lenti" e il cinema. E il Bauhaus entra in questa modalità. 

Possiamo perciò notare coerenze trasversali tra le varie categorie. Ma l'ultima categoria è la più importante.

CATALIZZATORE

Gropius, Bauhaus, Dessau, 1925
Gropius, Bauhaus, Dessau, 1925
Industriale: Il Bauhaus è composta dalla sequenza di: ingresso, laboratori, aule teoriche, amministrazione sul ponte, con sala del direttore in asse con la strada. L'idea è quella che il complesso nasca da movimenti meccanici, rotatori, tipo biella, fatti di movimenti e rotazioni. La particolarità non sta nel fatto di utilizzare questi esperimenti per la prima volta, perchè prima di lui l'avevano già fatto, ma la vera novità è che qui per la prima volta le si utilizzano tutte insieme. Ancora, non è importante il fatto dal punto di vista numerativo, la qualità non deriva dall'averle utilizzate tutte insieme, ma dalla qualità con cui le mette a sistema, cioè si fanno forza l'un l'altra. Spiegandoci meglio, potremmo dire che fin qui ci sono tutti gli ingredienti, ma manca l'amalgama, quel qualcosa in più che permette di stare insieme, il sistema coesivo, che qui definiamo catalizzatore. Una cosa che li mette tutti insieme, che non li rende una semplice somma di elementi, ma li attraversa tutti rendendoli un insieme compatto. E' questa la modernità. Riportando la frase: "la modernità è quello che trasforma la crisi in valore e crea un'estetica di rottura e di cambiamento". Perchè? Perchè le innovazioni, dal punto di vista rappresentativo, sono delle grandi crisi, in quel momento specifico non si ha idea di dove andare, si brancola nel buio, non si hanno certezze. Ci si trova nel pieno del cambiamento. Ma come la stessa frase afferma "trasforma la crisi in valore" attraverso un'estetica di rottura. Qual'è quindi il catalizzatore nel Bauhaus? 
La trasparenza.
E' l'elemento catalizzatore che attraversa tutti questi elementi dandole anche espressione, e che attraversa tute quante le categorie:
- astratta per definizione;
- ha un'idea del mondo di spazialità oggettiva, costruita nelle cose e non nella rappresentazione;
nuovi valori fondamentali, come l'igiene (luce, aria, ecc...);
- richiama non un mondo chiuso, gerarchico, del potere, ma richiama l'onnicomprensivo.

Rinascimento: Il catalizzatore è la prospettiva.





domenica 19 aprile 2015

Rcensione del libro di Andrea Sollazzo, Van Berkel digitale. Diagrammi, processi, modelli di UNStudio, Edilstampa, 2010

Andrea Sollazzo, Van Berkel digitale. Diagrammi, processi, modelli di UNStudio, Edilstampa, 2010

Flussi digitali
La monografia di Andrea Sollazzo indaga il lavoro svolto da UNStudio. Nell’epoca contemporanea il cambiamento di strumenti ha portato con sé non solo un cambiamento formale, ma ha cambiato alla radice il modo di procedere nello sviluppare un progetto. Non si procede più attraverso metodi tradizionali, partendo dalle suggestioni che possono scaturire da uno schizzo, ma vivendo in una realtà complessa come quella contemporanea, in cui in uno stesso luogo si intersecano e si sovrappongono più attività che spesso interagiscono le une con le altre (esempio è la Stazione di Arnhem, Olanda 1996), 
si capisce bene come lo strumento dello schizzo sia ormai inadatto, mentre oggi è essenziale l’utilizzo del pc in grado di scomporla per livelli. La difficoltà non è più il reperire dati, ma è selezionarli, infatti lo stesso Van Berkel afferma che "come risultato sono le relazioni e non l’ottimizzazione del singolo dato a formare i parametri del progetto, generando potenzialità che nessun singolo isolato interesse avrebbe potuto attivare”. Negli anni ’90 ci fu un’esplosione di forme “Blob Architecture”, che in principio entusismarono, a cui però seguì una fase sfociata nell’“ipercreatività formale” ottenendo “bazar virtuale di forme folli ed estreme”. E’ a questo punto che Van Berkel si ferma a riflettere sentendo il bisogno di dare una struttura e riformulare i principi per non far arenare questo processo rivoluzionario. Serve una risposta rapida, sintetica ed efficace e UNStudio la trova procedendo in maniera innovativa nel processo creativo abbandonando il tradizionale processo modernista lineare e razionale a cascata legato a geometrie e schemi euclidei, a favore di uno schema circolare tipico delle tecniche di calcolo combinatorio informatico.
 Ed è in questo momento che il diagramma entra in gioco nel nuovo processo, innescando il processo generativo, ne definisce regole, margini, proporzioni, forze: è il ponte tra l’astratto e il materiale, è lo strumento che trasforma i dati in nozioni analitiche attive con valore estetico, comunicativo, riassuntivo e generatore. Strumento che UNStudio integra con l’Information Technology perché: i diagrammi sono generati nel computer, con il computer, per il computer. Interattività e adattabilità del modello rendono fluido e continuo il processo di ottimizzazione. Si possono cambiare, variare i dati di input senza alterare la funzionalità e l’efficacia. Siamo di fronte a una “rivoluzione processuale più che formale”. Si oscilla continuamente andando avanti e dietro in un processo fluido di ottimizzazione dell’intero, e non di una parte di esso, perché tutte le parti dell’intero sono connesse per cui modificandone una si modifica tutto. Progetti fluidi non per la loro forma, ma per la loro possibilità di lasciare aperta la modifica in qualsiasi momento: “architettura dell’InFormazione”.
Simbolo di questa interazione di dati è il “Manimal”, in cui si sovrappongono: l’uomo, il serpente e il cavallo, attraverso la tecnologia del Morphing. E’ il corrispondente del collage modernista in cui si evidenziavano le differenze, mentre qui si procede verso una fusione. Il modello è uno strumento, non il fine. La forma non è lo scopo, ma scaturisce dall’interazione fra diversi modelli, con l’obiettivo di rimbalzare e ritornare in altri progetti per acquisire nuovi valori e potenzialità.
Il libro apre ed entra in maniera viscerale all’interno del modus operandi di UNStudio, svelandone i segreti della loro ricerca architettonica, facendo chiarezza sugli obiettivi da perseguire. Per chi è affascinato dall’approdo della tecnologia in architettura è un libro che dà grandi spunti di riflessione e anche qualche nota indicativa sul come procedere verso questa ricerca della futura architettura.

Luca Poleggi

sabato 18 aprile 2015

Commento all'articolo del Professore Antonino Saggio, "La via dei simboli", in Coffee Break, dicembre 2000


Parlando della storia dell'architettura ci riferiamo sempre ai massimi esponenti che hanno caratterizzato un determinato periodo storico attraverso la continua ricerca con l'obiettivo di rispondere alle esigenze della società. In tal caso prendendo come riferimento gli anni '60, quando Jorn Utzon ha dato la sua risposta attraverso l'Hopera House di Sydeny, dobbiamo capire qual'è stata la spinta che lo ha indirizzato verso tale soluzione.
Il Professore Antonino Saggio la indica come data d'inizio di un nuovo periodo di simbolismo, venendo immediatamente dopo un periodo in cui l'obiettivo principale era dare una risposta all'enorme richiesta di abitazioni, a seguito dell'aumento demografico avvenuto all'incirca tra le due guerre mondiali.
Le Corbusier, Modulor, 1948-1955
Partirei riflettendo sul fatto che ogni cosa segue dei cicli, e probabilmente il ciclo della ricerca sull'Existenzinimum era terminato, e si affacciavano nuovi problemi a cui si doveva dare risposta. Per capire qual'è stata la forza scatenante la ricerca di Utzon che ha dato il là a questa nuova fase di simbolismo non possiamo dividere nettamente le fasi l'una dall'altro senza possibilità di paragone. Anzi, tutt'altro.
Secondo me è propio da ricercare nella precedente fase dell'Existenzminimum la causa che ha portato alla ricerca di questo nuovo simbolismo. Infatti la risposta data durante le Guerre fu quella di costruire edifici in serie garantendo la massima diffusione in ogni angolo dei paesi più avanzati. Purtroppo però in ogni azione c'è sempre qualche aspetto che si trascura e che viene a galla col tempo. Infatti questa decisone di "costruire all'infinito" ha portato con se la creazione di spazi tutti uguali, in cui si fa fatica a distinguere, ad esempio, un luogo che si trovi in Germania da uno in Italia. Utilizzando un aggettivo caro a Marx e Engels potremmo dire, a posteriori, che il risultato è un luogo alienante. Perchè il cittadino non si riconosce più all'interno della sua città, non ha più bisogno di "una casa per tutti", risultato ormai acquisito quello della quantità.
Jorn Utzon, Opera Hose, Sydney, 1973
Bensì ora la richiesta che emerge dalla società è la ricerca della qualità. In questo senso di una volontà di identificarsi all'intenro del proprio spazio in cui vivere, si vuole essere rappresentati da qualcosa, ma non più dal potere di una monarchia o una dittatura, come era prima della prima guerra mondiale. Negli anni '60, gli stessi anni dei movimenti studenteschi, serviva una rappresentazione dell'intera collettività, di una città, di una nazione.Ecco allora che Utzon risponde a tutte queste pressioni, e lo fa per primo perchè bravo a comprendere in anticipo quali fossero le nuove richieste.
Ecco, a questo punto potremmo interrogarci chiedendoci: oggi ci troviamo in un periodo simile, di transizione, in cui un ciclo sta per finire (il simbolismo nato con Utzon) e siamo alle porte di un nuovo inizio di fase in cui le richieste sono cambiate ma non riusciamo a comprenderle?
La mia personale risposta è che la fase del simbolismo non è ancora finita ma ha ancora qualcosa da dare. Semmai il problema è che negli anni si è un pò deviato il significato originario, prendendo la via delle Mega architetture. Invece le richieste più recenti arrivano da quelle che possiamo definire Micro architetture, negli spazi interstiziali, piccoli ma diffusi sul territorio. Bisogna cercare di andare a prendere anche quelle che sono le periferie, o comunque quelle zone spesso emarginate, e dare loro una risposta, e non più spingere verso una centralinizzazione.

Luca Poleggi

giovedì 9 aprile 2015

Commento alla lezione 4 del 11-03-2015: "LO STRUMENTO COME SFIDA"

Intendiamo la parola strumento non in senso fisico, ma mentale. Cioè andiamo alla ricerca di una struttura mentale entro la quale poterci muovere creando il nostro spazio operativo. Per costruirci questo spazio partiamo da tre parole chiave: paesaggio, strumento e paesaggio mentale.
La definizione data dal Prof. Antonino Saggio di paesaggio "è la rappresentazione estetica condivisa collettivamente e culturalmente, ma in costante evoluzione, di una parte del mondo". Attorno a questa definizione proviamo a ragionare.
Ambrogio Lorenzetti, Buon Governo, Siena, 1.338
Se chiedessimo a chiunque di pensare al primo paesaggio che viene in mente sicuramente le risposte sarebbero le più diverse, ma probabilmente, in percentuale, la risposta più frequente sarebbe: "il paesaggio toscano". Perchè questo? E' semplice, perchè storicamente si è tramandata da secoli la prima raffigurazione di paesaggio che lo testimonia ovverosia il dipinto "Buon Governo" di Ambrogio Lorenzetti del 1.338. Con questo si vuole dimostrare che "è la rappresentazione estetica", cioè non "è", ma "non è" la realtà, è la proiezione che apponiamo ala realtà. Il concetto di paesaggio, prima di questa data, non esisteva, poi a un certo punto arriva, relativo ad una parte coerente del mondo, cioè il mondo viene rappresentato secondo questo concetto di paesaggio legato alla pittura, alla rappresentazione estetica, è la visione, un modo di guardare.
Altro aspetto da indagare è "condivisa collettivamente e culturalmente", cioè non è rappresentazione estetica individuale. Si trova nel Palazzo di Siena, diventa valore condiviso, valore orientante la collettività, è un valore etico.
Paesaggio urbano, Times Square
Inoltre un tabù da sfatare è il fatto che per paesaggio si intenda una realtà in cui sono presenti essenzialmente elementi naturali, mentre in realtà oggi utilizziamo la parola paesaggio la utilizziamo anche in casi in cui gli elementi naturali sono quasi inesistenti. Infatti spesso, se non sempre, la parola paesaggio è seguita da un suffisso come, industriale, periferico, ecc... in cui l'elemento naturale è solo uno dei tanti, cioè non vuol dire fare Arte dei Giardini, non tratta solo la materia vegetale. Quindi oggi parliamo tranquillamente di "paesaggio dell'antropizzazione nel contesto naturale" o "paesaggio urbano" ma bisogna tenere a mente che il paesaggio nasce nel 1.338, quindi è quello che rimane in mente, è uno status il "paesaggio toscano" perchè associamo alla parola paesaggio la Toscana, grazie al Lorenzetti.
Jackson Pollock
Perchè definirlo "in costante evoluzione"? Nel senso che ovviamente possiamo decidere di bloccare l'idea di questo paesaggio in una determinata configurazione. Ma che cosa ha valore? Cambia, perchè cambia anche lo sguardo che noi proiettiamo sul mondo, dato dalla cultura e dalla proiezione estetica, cioè l'Arte anticipa una proiezione del mondo il quale si adatta e diventa valore condiviso. Ad esempio Gehry nasce e acquisisce tutti i fenomeni della Pop Art, accettando un mondo fatto di attriti, di sovrapposizioni, cioè il mondo caotico fatto di elementi bassi e alti. Ma c'è un momento in cui quest'idea diventa il Museo di Bilbao, cioè non guardare il mondo con le categorie del Lorenzetti, ma categorie diverse: caotico, macchina, ecc... nel momento in cui uno lo vede comprende e capisce che quello è il paesaggio contemporaneo, e lo accetta: ma è sempre condivisa culturalmente. Bisogna capire che comunque esistono infinite categorie, anche Mondrian, Cezanne, Pollock, partono dalla rappresentazione, dall'immaginario, si crea e si comprende che sono possibili nuovi valori. Anche per le periferie se si hanno nuove idee e costrutti rappresentativi bisogna cercare di trasformarli in valore. 
Van Gogh, la piana della Crau
Nel concetto di strumento cerchiamo di costruire un ponte con il paesaggio. Attraverso il quadro di Van Gogh "la piana della Crau" notiamo che cambiano ancora le categorie rispetto al Lorenzetti. Qui abbiamo un paesaggio naturale agricolo e ciò lo deduciamo dai diversi elementi delle macchine agricole come il mulino, il carretto, elementi di trasporto, ecc... Da questo captiamo che arrivando un nuovo strumento c'è novità ma allo stesso tempo c'è grande crisi che è una grossa spinta ad una nuova riformulazione del mondo. Un esempio è l'arrivo del cannocchiale con Galileo Galilei opponendosi con le sue tesi ai dogmi divini, vedendo il mondo in maniera opposta, non più dall'alto (divino) in basso (terrestre), ma dal basso (terrestre) all'alto (lo spazio). In analogia oggi è l'informatica che ci permette di vedere e proiettare una nuova visone del mondo sulla realtà, ma sia chiaro che l'informatica non è elemento pacificante, anzi è complesso e rischioso.
Per paesaggio mentale intendiamo una maniera ibrida che noi cerchiamo di costruire un'idea del mondo che ha a che vedere con strumenti e per vedere il mondo sotto una nuova visione. Il paesaggio mentale è a questo punto ancora una "nebulosa" ma è uno spazio mentale in progressiva costruzione, ancora allo stato primordiale, confuso e caotico, non si sa bene a cosa si può arrivare, quale sarà il risultato avendo in mente in primis il nuovo strumento dell'informatica. Non si conoscono bene gli ingredienti (strumenti, crisi) e come si dispongono tra loro in modo da farmi agire seguendo una nuova logica, un nuovo modo di operare: "paesaggio mentale". Lo strumento fà parte dello stato mentale, entra in quest'idea. Anche nel campo della scienza, gli scienziati che adoperano nuovi strumenti vivono in concomitanza con una nebulosa, fino al momento in cui si sbroglia la matassa.