sabato 20 giugno 2015

Commento alla lezione 23 del 03-06-2015: "SPAZIO COME INFORMAZIONE"

The Big Bang
In questa lezione conclusiva si vuole ripercorrere uno dei grandi caposaldi del tema architettonico: la definizione dello spazio. Lo scopo è legare il concetto di spazio al concetto di informazione. Questo viene fatto con un misto di strumenti, concettuali, teorici, storici. E’ difficile cominciare a parlare di spazio senza parlare del libro di Zevi, “Saper vedere l’architettura” (1948), scritto subito dopo la guerra. Un altro libro è "Verso un’architettura organica" (1945), che aveva in nuce la "Storia dell’architettura moderna", del 1950. Cosa fa Zevi in questo libro? Il titolo riprende da uno storico dell’arte italiano, Marangoni, “Saper vedere la pittura”, quindi una formula utilizzata per avvicinare un pubblico colto, non solo di architetti, ai temi in oggetto. Zevi cosa fa qui? Centra il tema dell’architettura e la sua specificità in relazione al concetto di sazio. Analizza vari modi di approcciare l’architettura, modi con il corpo, decorazione, simbolici, ecc….attribuendo a questi approcci la chiave che di volta in volta l’architettura veniva raffigurata attorno a questi concetti, ma soprattutto attorno allo spazio: “architettura capace di manipolare lo spazio”.
Estratto da Bruno Zevi
Ha qualche anticipazione nei primi ‘900 in ambito tedesco, ma lui è il grande diffusore di questo pensiero, affiancato da 2 armi molto potenti che rafforzano questa tesi, e sono il ragionamento che combina l’approccio meccanico/funzionalista tedesco, con l’approccio linguistico interessato nel rapporto tra architettura e spazio e la sua manipolazione, derivata da Frank Lloyd Wright. Quindi da una parte l’esperienza funzionale, dall’altra l’esperienza di Wright, e al centro c’è la manipolazione dello spazio. Quindi su questo diventa così convincente all’interno di questo momento storico, che diventa una sorta di assoluto, è talmente certo che non si hanno più crisi, un po’ come le regole della geometria Euclidea, è una cosa ferma, assodata. Ora però ci sono differenze, e la prima è: una cosa è dire nella definizione del concetto dell’architettura il concetto di spazio è centrale, altra cosa è dire “di che spazio parliamo?”. Perché se la cosa è condivisa dire che lo spazio è legato all’architettura, altra cosa è il concetto di spazio che cambia nelle varie fasi storiche, che Zevi blocca, mentre noi lo portiamo ancora più avanti questo ragionamento, sapendo che è solo una chiave evolutiva che continuerà ancora. Partiamo dal fatto che lo spazio permea fortemente l’architettura, è assodato, ma varia il concetto di spazio, al variare di fatti tecnologici, culturali, scientifici, muta radicalmente.
Buco nero
Costruiamo il passaggio successivo. Il concetto di spazio varia nel passare del tempo, quindi non ci muoviamo all’interno di una concezione fissa, ma mutabile. Come possiamo definire lo spazio come lo pensa Zevi? Il concetto di spazio è un concetto legato al concetto di vuoto. In buona misura il concetto di spazio legato alla manipolazione del vuoto è implicitamente derivante dalla definizione della fisica classica Newtoniana, che ha questa impostazione. Lo spazio è un vuoto, e i corpi si posizionano per masse fisiche all’interno di questo vuoto. Detto questo, però in realtà noi lo chiamiamo "spazio organo", perché questa idea? Perchè il ragionamento in realtà mette insieme un aspetto di un pensiero di tipo positivistico, basato su una logica di relazione lineare tra forma e funzione, che si basa sul modo di guardare una serie di fenomeni, e tenta di trovare una conformazione spaziale che sia fortemente legata a un’idea di come il corpo fisico e psicologico vive nello spazio. Questa riflessione serve per farci pensare in questa direzione, diverso dallo spazio funzionalistico, ma lo "spazio organo" cerca di estendere le possibilità di vivere lo spazio, sia dal punto fisico che psicologico, e l’architettura in qualche modo lo rappresenta.
F.L.Wright, Guggenheim Museum, New York, 1943
Ecco perché c’è il Guggenheim di Wright. La fruibilità dell’arte è basata sul movimento, arte fruibile in maniera dinamica, un ragionamento sia fisico che psicologico, da cui deriva una risoluzione spaziale architettonica. Quindi è chiaro che la chiave è lo spazio, e questo tipo di approccio lo si può chiamare "spazio organo" perché lo sgancia da concetti stilistici, questo è un problema generativo, psicologico e spaziale. Perché parte dal ragionamento di tipo positivistico? Tende a creare un legame lineare tra organo e funzione. A questo punto siamo sicuri, c’è una logica causa-effetto, la cultura del tempo ragiona cosi, la fisica ci dice questo, e ciò viene tradotto ed esteso in architettura. Nel progresso del pensiero, noi che deriviamo dai greci, possiamo criticare il sistema precedente, e costruire a partire dal sistema precedente. Non si demolisce ma si va avanti nel progresso di critica,cosa che altre culture non possono fare. (Approfondimenti in "Sette brevi lezioni di fisica", di Carlo Rovelli).

SPAZIO SISTEMA:
Simbolo atomo, conessioni
E' una cosa diversa dallo "spazio organo". Perché "spazio sistema"? Ritornando al corpo, e ripensando alla medicina, la medicina è costruita sull’idea della specializzazione: stomaco, cuore, orecchio…ma andando avanti la medicina ha capito che esistono fortissime relazioni tra le parti, quindi la lettura dell’organismo deve essere fatta per interrelazioni tra le parti, altrimenti non si capirebbero molte altre cose. Quindi il concetto di sistema, che nella medicina porta alle reti di vario tipo, ti porta a modificare l’idea per cui in realtà non c’è un discorso cosi fortemente gerarchico del rapporto funzione/risoluzione, ma esistono una serie in parallelo di condizioni. Parlando di Gehry il tema non è l’ottimizzazione di una caratteristica, ma di una serie in parallelo, e c’è bisogno dello strumento che lo consenta, in cui tutti i sistemi sono in coerenza l’uno con l’altro. Domanda: è etica questa struttura? Tutto è coerente all’interno di questa impostazione, è a imbuto Wright, è a sistemadi ottimizzazioni parallele in Gehry.
Quando abbiamo visto l’edificio di Van Berkel lì siamo a un punto intermedio tra "spazio sistema" e "spazio informazione"= cambio di consistenza  e mutevolezza che il sistema consente. Gehry non è basato su concetti informatici, solo lo strumento è informatico, il DNA non è informatico, mentre in Van Berkel col diagramma tutto il processo è variabile e in costante trasformazione, ma lui è a metà, più vicino a una logica di tipo informatico.

SPAZIO INFORMAZIONE
Plasma Studio
Invece di definire lo spazio come le 2 precedenti, proviamo a costruire lo spazio come informazione. sPuò funzionare dal punto di vista cognitivo, applicativo? Ci da degli spunti? Apre ragionamenti? Che usiamo finchè ci servono, poi le lasciamo e andiamo avanti, come si ragiona in scienza, come dire molte cose si possono fare all’interno di quel modello mentale, sono costrutti che possiamo sempre riprendere e riutilizzare.
Come riusciamo a costruire questo assunto? Per noi è utile per guardare una serie di fenomeni, con 10 passaggi. Innanzitutto la maniera più facile. E’ chiaro che l’idea dello spazio e organo è legato al positivismo e alla causa/effetto, legato alla produzione industriale, che ha il centro in operazioni di tipo lineari, nella sequenza della catena di montaggio, ottimizzate singolarmente, input/output. Poi succede che la fase storica dell’informazione invade il mondo, la 3°ondata, l’elemento catalizzante di tutto il processo. Il cambiamento dell’idea di città, da città/macchina a città/rete, da idea di zooning per separazione, a idea di mixitè, multitasking, compresenza. L’idea fondamentale che ci si muove sempre più non nel collocamento di oggetti puri in spazi isotropi, ma lavoriamo in spazi interstiziali, di recupero, un po’ anche per obbligo, poi di risarcimento della natura, grandi aree dismesse industriali, oggi rese disponibili per un modello diverso, diventano chiave nel modo di pensare contemporaneo, e diventano collegate l’una con l’altra.
EcoLogic Studio
Cosa centra mettere tutto insieme, informazione-verde-line New York, perché il ragionamento è complottante? Abbiamo un’infrastruttura legata al modello industriale, era per il trasporto merci nella zona dei dock. Questa ferrovia viene dismessa e programmata la demolizione. Un insieme di cittadini dal basso si muovono per salvare l’High Line, possibile grazie alla cultura americana in cui sono gli individui in cui possono organizzarsi, mentre in Europa sono le strutture, (sindacati, partiti,) riescono a bloccare l’iniziativa, mettendo in campo i testimonial, in cui la situazione cambia, che appoggiano il salvataggio. Dopodichè si apre il concorso nel 2002, poi secondo concorso dato a Diller e Scofidio, più altri paesaggisti, che organizzano il progetto. Non diventa un orto urbano, ma diventa un sistema automantenuto, molto importante, sfruttando vegetazioni già presenti, con scarsa manutenzione, e scarsi elementi architettonici.
High Line, New York
Cosa succede? Succede che diventa attrattiva di New York. Ma è una cosa sistemica, e cosa innesta? Innesta un cambiamento di valore immobiliare enorme. Una cosa è stare vicino a una ferrovia abbandonata: da 1.000 a 10.000 dollari al mq, da immobile da sfigato, lì ora ci fanno i party. Ma innesta altri processi, cioè oltre alla casa già presente, lungo l’High Line si modificano i valori immobiliari delle arre, quindi si demolisce e si ricostruisce, ecco perché poi li arriva Nouvel, Gehry, ecc.. aumenti di valori immobiliari per tutta l’area, non solo lì vicino. Ecco perché sul Tevere possa diventare e catalizzante per tutta l’area, ecco perché è sistemica. Non si fa l’High Line di New York, solo per se stessa, ma è tutto connesso. E qui si chiude il ciclo. Quindi in questo caso, vedendo cosa succede, essendo le città terzializzate, le città entrano in competizione per la qualità della vita, e a livello economico si valutano questi parametri che le città offrono, cioè sono parametri che entrano in un pacchetto di valutazione, e un possibile acquirente sceglie in base a questi criteri. Città dell’informazione, che produce e trasforma informazione, ha tante ricadute.
Il 2° concetto ha a che vedere con la modifica radicale del concetto di tempo. Legato all’idea della costruzione dello spazio, legata al concetto di tempo. Muovendoci in un’idea di spazio e tempo, mobili e manipolabili, il concetto di modello in chiave informatica attraversa entrambi, in maniera dinamica. Entrandoci dall’esterno, per arrivare al centro dello spazio come informazione, lo stiamo vedendo sotto più punti di vista.
Schiavi egizi che costruiscono piramidi
Il 3° concetto, già affrontato, è il concetto della reificazione, e ci avviciniamo al centro. Qual è questo concetto basilare? Il concetto è che non esiste una frattura tra la strumentalità e quello che appartiene al mondo della materialità. Tra le due ci sono intrecci costanti, relazioni, continui andirivieni, spesso di tipo interrogativo, ci si chiede che tipo di strumenti nuovi servono per fare questa cosa, o se i strumenti che ho cosa posso farci? E’ un continuo loop. In qualche maniera lo strumento con cui è fatta qualcosa, è presente all’interno della cosa: è reificata. Di conseguenza, si dice: cos’è lo strumento? Cos’è la cosa concreta? Col concetto di strumento mettiamo un ampio bagaglio di aspetti che vanno da concezioni scientifiche alla presenza effettiva di strumentazioni che da una parte dipendono da queste condizioni, ma dall’altra permettono il fatto di  poter realizzare prodotti fisici materiali. Traslando questo ragionamento in architettura uno si domanda: e vede una piramide. Ragioniamo al contrario. Che strumentazione in questo momento storico avevano gli artefici per creare questa materia? Possiamo pensare che non abbiano concetto del triangolo? Geometrie? No. Anzi le vediamo reificate in materia concreta. Quindi la piramide si intreccia con gli strumenti, cioè reificazione di questo stato.
La Groma, strumento Romano
Guardiamo un accampamento romano, come facevano queste cose? Dovevano avere strumenti che gli permettevano facilmente di fare queste cose attraverso il Groma. Come farei senza Groma? Quindi l’accampamento è reificazione del Groma. Poi loro avevano questa matematica geometrica, cioè riuscivano a fare calcoli complicatissimi.  Poi quando vediamo le epoche del tardo medioevo, quasi sentiamo che in quel momento tutta una serie di cose sono andate perse, alcuni strumenti sono andati persi, il ritorno a un livello di strumenti persi. Il centro rimane l’invenzione della prospettiva, proprio da questo punto di vista. Oggi si continua a fare, oggi ancora utile anche nell’epoca odierna. Cosa succede? Nasce uno strumento completamente nuovo, che non ha niente a che vedere con la pura geometria. E’ una maniera biunivoca di rappresentare il mondo su un piano, ha in sè una serie di caratteristiche un pensiero basato scientificamente, cioè funziona all’interno delle sue coordinate: bisogna avere un punto di vista, cerchio visivo, delle linee guida ecc..
Prospettiva, Brunelleschi
Una volta che si è creato questo strumento, lo strumento cosa vuole fare? Che ci faccio? Lo reifico. Cioè lo trasformo in cosa concreta. Cioè  faccio un mondo in cui la prospettiva diventa l’arma per creare il mondo attraverso l’uso della prospettiva come strumento. Se faccio le catacombe, o il medioevo, ma la prospettiva non c’è. Ciò non vuol dire che non lo posso raffigurare prospetticamente. Cioè reifico la prospettiva in una nuova generazione di architettura. Il problema è costruirlo dento l’architettura. Che devo fare? Devo dire che quello fatto prima non piace più, ma lo devo fare per forza, anche se mi piace. Cioè il gotico non mi piace perchè non viene bene in prospettiva. Quindi lo demolisco, lo cambio radicalmente, facendolo logico con lo strumento nuovo, che si reifica là.
Serlio, Libro IV, Ordine Dorico, 1537
Allora che faccio? I capitelli, tutti arzigogolati? Devo uniformarli, per farli venire bene, li riformo. Cosa mi viene in mente? Creo un sistema uniformate già più o meno esistente, cioè gli ordini classici. Poi di cosa ho bisogno? Di sistemi più possibile regolari e percepibili all’occhio, che rafforzano all’occhio la vista. Quindi l’arco ogivale non mi funziona, ma funziona meglio a tutto sesto. Stessa cosa sugli altri elementi. Quindi costruisco un sistema a immagine e somiglianza del mio modello. Questa faccenda non si ferma con la prospettiva. Non finisce qui il processo, avanzando il ragionamento, vale sempre. Perché tutti i processi legati alla macchina, cercano di trovare la strada di creare un’architettura a immagine e somiglianza della macchina.  Certo lo dicevano ovunque, tutta la letteratura. La cosa del "neurone specchio", ci sono travasi continui, e per noi è cruciale il concetto di reificazione.
Oltre la reificazione, c’è un altro fatto di non poco conto. Una cosa è avere la concezione scientifica per inventare la prospettiva, mi siedo al tavolino. Quando stiamo in difficoltà per spiegare tutte la cose fatte finora, tornando indietro, facendolo coi segnali di fumo? Invece noi cosa abbiamo oggi? La protesi.
Protesi tecnologica
E entra il concetto di protesi, cioè abbiamo strumenti che estendono in maniera pazzesca i nostri limiti fisici e cognitivi. Quindi non abbiamo soltanto il primo livello di reificazione, ma ho anche la protesi. Che è un concetto diverso, è potenziamento strumentale talmente forte che supera i 2 limiti fisici. Ma anche in estensione tutto diventa di più. Il concetto dii protesi legandosi allo strumento e alla reificazione. Che succede col cannocchiale? Succede un macello colossale. Avviene un cortocircuito grosso. Cioè una nuova concezione della fisica delle relazione, che ahimè ribalta i dogmi, ma intano la gente va al rogo, basa il ragionamento su degli assunti del pensiero scientifico, cioè misuro e creo assunti teorici da verificare per sperimentazione, cioè capsico che non mi basta carta e penna, ma capisco che mi servono delle protesi. Ecco perché il cannocchiale e Galileo rappresentano il centro. E anche il ribaltamento del mondo dall’alto in basso, ma dal basso all’alto, non si aspetta la verità divina. Cioè l’uomo crea anche delle protesi, che permettono l’accelerazione fortissima. Noi siamo in un’epoca che ormai altro che protesi abbiamo, cioè stiamo in una fase di accelerazione tale che non si è mai avuta prima, che potremmo graficizzare, e anche il corpo comincia a reagire in questo sistema. Steve Jobs, guarda all’interno di un chip, cioè è un’immagine simbolica, cioè noi lavoriamo all’interno dello strumento. Cosa vogliamo dire con tutto? Dato che esistono fenomeni di traslazione tra strumento e materia, senza prospettiva niente Rinascimento, senza macchina niente Bauhaus, senza informatica non ci può essere interrogazione all’interno di questo ragionamento. Perché c’è sempre questo travaso, in cui l’architettura tendeva a porsi come macchina, ora tende a riproporsi sulla base di temi informatici, ecco a cosa è servita la lezione sull’interattività, cioè si tende a somigliare ad alcuni modelli, ne prende alcuni aspetti. Possiamo utilizzare una definizione di organo? Di macchina? No. Di spazio a metà? Forse si o no.

Illusione ottica col colore
...E DAL PUNTO DI VISTA COGNITIVO?
Ora visto dall’esterno, mentre ora dall’interno. Cerchiamo di capire dal punto di vista teorico cognitivo come questo "spazio come informazione" può funzionare? In che senso può funzionare? In che senso possiamo lavorare su un’idea che sia proprio l’informazione a definire lo spazio? Attraverso quali categorie? Invece che lavorare sullo spazio, pensiamo di lavorare sul colore, con questo passaggio. Ma il colore esiste realmente o non esiste? All’interno  di questa domanda proviamo a muoverci e poi per estensione arriviamo allo spazio. Dal colore scopriamo una cosa interessante: innanzitutto è fortemente contestuale. Cioè non è dato in termini assoluti, ma in termini relativi, per estensione, è contestuale. Sono stati fatti esperimenti e studi a riguardo. 1 – sovrapposizione di 2 colori. 2 – staccando gli elementi perdiamo l’informazione della lettura del colore, il nostro grado di comprensione dipende da un ragionamento contestuale. Utilizzando il colore come campo prova, e poi per estensione, “lo spazio veramente esiste?”. Il colore è un fatto assolutamente di natura contestuale. Questo vale per estensione al concetto di trasparenza, cioè è in qualche maniera giocata contestualmente. Cioè ci fa capire perchè nel Bauhaus era una caratteristica oggettiva, invece la trasparenza oggi è l’opposto di idea oggettiva, ma oggi è giocata in maniera contestuale, illusoria, manipolabile, basti vedere Jean Nouvel, cioè oggi è una trasparenza completamente diversa dal paradigma industriale e meccanico.
Occhio umano, coni e bastoncelli
2° caratteristica: è fisiologica. Perché? Perché la lettura del colore dipende da come siamo costruito noi. Ad esempio, i mammiferi è un ceppo che nasce dall’evoluzione di animali notturni, quindi hanno sviluppate capacità di lettura molto limitate a vantaggio di altre. Ecco perché i mammiferi hanno i coni ottici sono solo 2 coni, che permettono di vedere in bianco e nero a vantaggio di altre caratteristiche olfattive, tattili, uditive, proprio perché sono costruiti cosi. Al contrario il grande ceppo degli uccelli hanno 4 coni, e vedono non soltanto a colori, ma vedono su uno spettro più ampio, cioè vedono più colori, estremamente ampio. Perché? Sempre per l’evoluzione della specie, che si trasmette da fatti fisici, cioè dipende da come sei costruito.
3° caratteristica: di tipo cognitivo. E le 3 caratteristiche sono combinate insieme. Nel senso che culturalmente, come capacità di orientamento, se noi parliamo a un eschimese, e gli diciamo quanti tipi di bianco esistono? 40. Perché? Perchè culturalmente, il bianco umido, si sta per rompere, riconoscono il bianco quando sotto c’è la balena, quando c’è vento, ecc… per noi esiste 1 bianco, perché non abbiamo necessità, non abbiamo consuetudine. Vale lo stesso per il blu, nel Mediterraneo abbiamo tante maniere di dire il blu. Per l’inglese o ha la nebbia o ha 1 blu. La prova di questa teoria arriva in maniera poetica, il russo Puskin, lui non riesce a dire, è indicibile, per descrivere i diversi blu, per chi arriva da un altro mondo.
Spettro luce
Quindi il colore ha queste 3 caratteristiche, che sono insieme. Da questo discende che il colore è: esiste o non esiste? E alla domanda di base si risponde in una maniera. Esistono radiazioni elettromagnetiche che lo producono, mentre il colore è informazione, cioè l’informazione mette insieme queste 3 caratteristiche, lo rendiamo operativo il colore grazie all’informazione. Facciamo un piccolo cerchio logico, e diciamo che è ovvio, cioè il colore è spesso legato all’informazione, basti pensare ai semafori. Una volta aperto questo discorso, facciamo il salto. Ma allora esiste la materia? Esistono le informazioni fisiche, ma quello che noi chiamiamo spazio è informazione, è esattamente come il colore, relazionato a queste 3 caratteristiche. Quindi c’è differenza tra materia, e concetto di trasformazione della materia in una modalità che la rende operativa attraverso queste 3 caratteristiche. Quindi dopo aver visto l’informazione in tutti gli altri modi, adesso stiamo più al centro, cioè che lo spazio è molto utile a pensarlo come informazione. Ad esempio, ci sono dei dubbi  che riguardo alla nostra fisicità, questo spazio informazione quanto è diverso se il nostro dato fisico è diverso. Cioè la materia è materia, ma lo spazio lo esperimento, lo agisco in maniera diversa se sono un uccello o se sono un batterio.
Foresta Amazzonica
Quindi il concetto di spazio è legato a un fato fisiologico. Culturale: cioè immaginiamo come per estensione come uno spazio naturale, quindi fortemente legato ai fatti cognitivi se appartieni o non appartieni cognitivo a quello spazio. Esempi: nella Giungla Amazzonica io ho zero informazioni, quindi ogni passo per me è un pericolo. Se invece lo naviga un indigeno è tutt’altra cosa. Per estensione, perché anche uno spazio urbano è esperito in maniera diversa da persone con diverse conoscenze e risorse, cioè portando dei turisti loro girano per coordinate fisse, mentre noi che conosciamo  andremmo in altri posti. Cioè si legge nelle relazioni. Tutto questo discorso ci fa capire perché la domanda “esiste lo spazio?". La risposta è uguale al colore, esiste la materia, ma lo spazio è fortemente legato al concetto di informazione. Perché dipende da tutte queste faccende. Dopodichè riarriva il concetto di protesi. Cioè noi non siamo limitati solo al nostro corpo, ma noi, come genere, abbiamo sviluppato enormemente, e in futuro tenderà ad accelerare ancora lo sviluppo tecnologico, quindi il treno che arriva sono le protesi. Quindi a livello molto più semplice, "perché lo spazio diventa informazione?". Esempio, uno arriva in una città che non conosce.
Internet degli oggetti
Ma immaginiamo in uno spazio pieno di informazioni, noi sappiamo come muoverci, grazie alle protesi di livello informatico, oggi ci muoviamo ad un internet degli oggetti, i vari spazi e le varie cose possono essere attivati in vari modi, si possono creare modelli, reti, c’è un estensione. Ma quando interviene la protesi informatica, legata al primo livello senza protesi, ma quando arriva la protesi ancora di più . Ci funziona lo spazio legato all’informazione? Ci funziona abbastanza bene. A questo punto questo spazio delle informazioni, è pieno o è vuoto? Perché noi siamo educati a pensare che questo spazio è vuoto, cioè siamo costruiti culturalmente e scientificamente, abbiamo un imprinting abituato a pensare allo spazio come vuoto, come il catechismo, abbiamo affrontato la matematica in un determinato modo. Qual è l’idea che pensiamo vera ma che non è vera per niente. Il nostro mondo è 3D, e siamo dentro uno spazio vuoto. Non c’è niente di più falso. E’ esattamente il contrario. In questa nuova dimensione lo spazio non è vuoto ma è pieno. Alcune cose le vedi, alcune informazioni non le vedi, dipende da come sei costruito, ma dipende da come usi le protesi e come le si riesce ad attivare. Questo concetto dello spazio vuoto e spazio pieno, attraversa la fisica di oggi, la teoria dei quanti, vedono lo spazio come creato da reti di molecole che ci sono nello spazio, e sono queste reti di molecole, che ci sono, fisiche, che determinano la gravità, il magnetismo, che non viaggiano su un vuoto, ma agiscono su un pieno. Anche dalla Teoria di Einstein, infatti la fisica quantistica parte da li.
Spazio voto o spazio pieno?
“Perchè dobbiamo rappresentare l’invisibile”?. Lo dobbiamo obbligatoriamente rappresentare per riuscire a manipolarlo, è un problema fondamentale per noi. La densità è buona o cattiva? Dipende, ma è un acceleratore della caratteristica di base, aumenta la bontà o la cosa cattiva. Esempio: se sto in un carcere, se sto in una cella con 2 o 10 carcerati è ben diverso. Al contrario, se stiamo a una festa, se ci sono 2 persone o mille persone, è altrettanto diverso. Questo si ripercuote sull’architettura, sono tecniche di manipolazione reale, come nei centri commerciali, devono essere abbastanza densi per garantire maggiori vendite. Gravità come se fosse un modello molecolare. C’è una rete che deforma questo spazio-tempo creando la gravità e l’accelerazione. Quindi questo spazio pieno dell’informazione su cui vogliamo agire, vogliamo intessere delle riflessioni progettuali. Immagine Santa Sofia: a metà, spazio vuoto fatto di relazioni, spazio pieno fatto di spazio granulare, che qui è visibile, ma in realtà è invisibile. Ma non vuol dire che non sia attivabile, percepibile, manipolabile, quindi questo allarga le possibilità. Attivabili grazie all’interattività di alcune caratteristiche, per esempio, e oggi non stiamo a zero su queste cose.
Vetro interattivo
IL VETRO: Come il cemento armato, inventato nel 1847, ma poi prima che trovasse la sua strada di applicazione ci sono voluti più di 60 anni, con i brevetti e con la domino di Le Corbusier. Per tutto serve un tempo, per mettere ordine a queste idee e innovazioni. Come i sistemi Kinect, che nascono nel mondo del gioco, ma possono essere utilizzati nella lettura dello spazio come informazione. Sono protesi grazie al quale uno spazio vuoto diventa pieno e diventa informazione. Ora questo strumento lo posso utilizzare per giocare a calcio virtualmente, ma altra cosa è pensare alle relazioni spaziali grazie a questa tecnologia che ormai è alla portata di tutti. Altri sistemi si basano a delle onde celebrali.
Sistema Kinect
Il metodo è progettuale più che cognitivo. Cioè queste 3 caratteristiche non è detto che siano regola, ma ci possono aiutare, li possiamo utilizzare come base, ma che possiamo variare. E’ sempre bene estremizzare le cose, porle davanti a crisi per capire, capire l’applicazione. Il nostro problema è: abbiamo il concetto di spazio come informazione. Poi abbiamo costrutti tecnologici. Poi abbiamo il problema di come questa architettura si trasforma essa stessa, ma non perché la aggiungo. Cioè avendo Kinect io sto in crisi di brutto. Come faccio a utilizzarla perché mi serva a qualcosa? Noi partiamo dalla crisi perché partendo cosi troviamo un senso. Partendo al contrario non si arriverebbe a cose nuove in architettura. Ecco perchè si parte dalla crisi per innescare un processo in cui queste cose trovano una ragione d’essere per catalizzare queste cose, sennò diventa un fatto semplicemente performativo.

ESEMPI
Blur. Questa è una generazione, un momento in cui il parametro chiave è l’informazione in cui l’architettura si trasforma non seguendo parametri tradizionali. Ci basta? Probabilmente non ci basta. Ma siamo agli albori  di questo tipo di ragionamento.
Film, Marcos Novak – lo spazio ha una densità maggiore, è dotato di sensori. Cosa succede? Lo penetro. Nell’attimo in cui lo penetro, a questo punto la localizzazione delle mie mani sono tradotte parametricamente, come mi pare, in: a) musicalmente; b) proiettare sullo schermo, cioè creare modelli 3D manipolando lo spazio; 3) raggelare le informazioni e mandare queste informazioni alla stampante creando dei frame di queste manipolazioni.
Con tutto questo capiamo il perché ragioniamo sul concetto di crisi, informazione, perché? Perché utilizzano il corpo, e non solo le mani, cercano di inserirsi nel discorso performativo, processo di ricerca, che ogni anno si ripropone.
Esistono essenzialmente 2 grandi filoni: il primo, con i sensori che agiscono nello spazio, l’altro filone è la materia stessa che interagisce, quindi non nello spazio.