giovedì 28 maggio 2015

Commento alla lezione 18 del 11-05-2015: "MODELLI 2 - DATABASE E GIS"

Leonardo 5.0
Altro uso della griglia, anch’esso fenomenale man mano che facciamo. Utilizziamo questo sistema per interpretare la realtà, già presente ai tempi di Leonardo, per fare un annuario statistico, per esempio, dato dai studenti di una classe. Mi viene in mente di utilizzare la tabella per creare questa cosa. Abbiamo già lo strumento, che è la tabella. Come faccio? Quanti siamo? Range età? Sesso? Per ogni operatore devo sapere quanti dati mi servono. Parto da numero totale (20), e divido per ogni categoria, ad esempio, altezza studente.
Leonardo 5.0 - Righe e colonne

Cioè improvvisamente guardo la tabella e dico che non avevo mai notato questa cosa. La tabella com’è fatta? Cioè la guardo un pò meglio e mi accorgo che è particolare. Di base la tabella è fatta da 2 entità: colonne e righe. Questo è il salto logico. Per la prima volta penso alla tabella, non come gli altri modi (bitmap, vettoriale, Excel), ma improvvisamente mi rendo conto che è fatta di righe e colonne, e in particolare dico che sono infinite. Cosa diventano le righe? Sono individui, sono i contenitori delle mie informazioni, in generale, sono i “record”. Cosa sono i record dal mio punto di vista? Una persona è un record, un libro, un volo aereo, ecc… sono tutti record. Le colonne sono gli attributi o “field” a cui appartengono ai record. Anch’essi infiniti. L’approccio si basa sulla trasformazione del dato, ipoteticamente infinito, che posso trasformare in informazione. Ognuno di noi è portatore di informazioni, ma costitutivamente sono finiti.
Colonne: nome, cognome, altezza, peso, indirizzo, vector, bitmap, vrml, ecc.. a me questo set di dati bastano e avanzano per esempio, ma sono ipoteticamente infiniti. Le righe siamo ognuno di noi.
Esempio: lista individui
Per funzionare questo sistema, che coerenza deve avere? Che le colonne devono essere omogenee.
Cioè se su una colonna mi aspetto un numero, ma io metto un codice alfanumerico, il formalismo cambia e il sistema impazzisce, se facciamo confusione su questo. A rigor di termini posso decidere una colonna che contenga informazioni di tipo vettoriale? Si. Nel momento in cui decido che quella colonna ha solo quel tipo di informazioni. Posso decidere che una colonna contenga valori bitmap? Si. Gli attributi possono essere molti. Inizialmente questi avevano informazioni di tipo numerico, o letterale. Poi progressivamente si sono arricchiti, purchè si mantenga l’omogeneità. Perché faccio questa cosa? Perché è più facile applicare delle operazioni "search". Posso fare facilmente un "search", cioè quando i dati sono milioni, i miei record, per esempio, attraverso un comando, un filtro, posso metterli in ordine alfabetico, oppure posso fare calcolo della media, cioè voglio selezionare gli individui più alti di 1,7m per fare una squadra di basket, scartando gli altri, filtro tutti gli individui che non rientrano nella mia ricerca. Cioè devono stare entro un certo ambito. Tiro fuori un "set data", che mi danno il mio risultato a me utile.
Ricerca con Skyscanner
Adesso proviamo a immaginare: ci può essere rapporto tra questo mondo e il mondo dei fogli elettronici? Sono distinti e separati o possono intrecciarsi il database e il foglio elettronico? Certo che possono intrecciarsi. Per esempio? Matematicamente, possono convivere, quando abbiamo un "search" e un "data set". Poi posso chiedere: qual è la media dell’altezza? Che poi lo metto in rapporto al costo calorico, per esempio. Cioè a me interessa solo il mio "dataset", cioè mi si trasformano in input del foglio elettronico, quindi c’è relazione, cioè esiste circolarità tra mondo data search e foglio elettronico. Un esempio è per cercare voli, usiamo Skyscanner, Volagratis, eDreams, noi facciamo un search: entro queste date, in questo posto, rispetto ai milioni di voli possibili, diversi per prezzi e altro. Teoricamente potresti avere un modello per concederti il volo 1, il volo 2, o il volo 3, tutto come modello interfacciato. Ecco perché sono collegati, ma è bene capire che sono diversi, perché hanno formalismo diverso: uno ha "riga/colonna", l’altro ha "dato/risultato".
Dov’è che tutte queste cose si incontrano, ma non ne abbiamo sentito parlare? Come entra prepotentemente nell’architettura? A un certo punto, si è capito che il sistema del database e spreadsheet, contenente colonne vettoriali e bitmap, poteva creare un intreccio molto importante. Il caso più semplice di questa cosa è che: in una colonna bitmap ci sia la foto della nostra casa, quindi ogni volta abbiamo foto diverse. Oppure nella colonna vettoriale ci sia localizzata vettorialmente la posizione della nostra casa. Cosa succede? Che quando faccio un dataset, non è soltanto numerico, ma anche informativo. Cioè cerco la foto di Mario Rossi, e mi esce la mappa e la sua foto. Se cerco le case di tutti i soggetti alti più di 1,8m, lui mi fa un’altra mappa. Immaginiamo che una volta capita questa idea creo altri set informativi che hanno a che fare con l’allacciatura del gas, curve di livello, che hanno a che fare col catastale/territoriale, cosa nasce? GIS= Geographic information system.
GIS (Geographic Information System)
E’ una cosa che si usa in campo urbanistico. E’ come Excel, è una famiglia, ma sono le stesse cose. Si capisce che questo strumento è un’implementazione di quello visto lì, perché sostanzialmente ha la struttura del database, quindi implicitamente posso costruire dentro operazioni di tipo spreadsheet, ma contiene anche dati di tipo vettoriale o bitmap. Sono sistemi che da tempo organizzano i sistemi territoriali, urbanistici, per legge, e sempre di più è utile avere questi sistemi per gestire situazioni di rischio in cui la questione diventa enorme. Esempio di utilizzo del GIS per i pompieri d’Italia. Posso geolocalizzare luoghi dove ci sono estintori, scale, ecc…cioè il sistema antincendio nazionale, ottengo questi dati. Il punto è che questi sistemi vengono interrogati col “search”.
Oggi abbiamo Google Earth, che è un ibrido, non è esattamente un GIS, che permette search guidate, ma ha forte implementazioni dei layer, noi possiamo attivare/disattivare alcune cose. E al primo livello ricerca il nome della città, quindi non ha troppe funzionalità, anche se è potente. Oggi tutti i telefonini possono fare foto gelocalizzate, sono conservate le coordinate, basta attivarle. Come utilizzare questo strumento? Per esempio se mi interessa una cosa sul treno, ma mi accorgo poco dopo, scatto una foto geolocalizzata e la rintraccio successivamente.
Ha un grosso campo nel pensiero olandese, sia nell’urbanistica, sia trasformando alcune di questi ragionamenti all’interno del pensiero architettonico. Il campione di questo pensiero sono gli MVRDV, è un mondo fortemente permeato da questi ragionamenti: interpretazione di dati nel movimento, in rapporto alla forma architettonica.

mercoledì 27 maggio 2015

Commento alla lezione 17 del 11-05-2015: "MODELLI 1 - FOFLIO ELETTRONICO"

Entra in gioco la parola "modello", molto importante per noi, entriamo in questo mondo che avrà conseguenze molto forti. Usando sempre la nostra griglia, già utilizzata in 3 occasioni diverse: 1) bitmap, 2) geolocalizzazione di entità, 3) può trasformarsi in 3D aumentando i codici. Poi al nostro Leonardo, dopo 2.000 anni, gli viene un’altra idea, sfruttando sempre la griglia. Gli viene l’idea di trasmettere dei dati numerici. Invece di trasmettere dei puntini, o entità come vettori definite da alcuni codici tipicamente di partenza-arrivo. Adesso c’è un grande salto, e usiamo la tabella per mettere dei numeri. Alla base di questa intuizione c’è appunto il modello.
Leonardo 4.0

Attraverso la solita griglia 10x10 adesso voglio trasmettere dei numeri, o meglio diciamo più semplicemente che io voglio trasmettere un minimo di operazione numerica. Per esempio, 1+5=6. Voglio trasmettere queste set di informazioni utilizzando la tabella e utilizzando un formalismo, che mi porterà molto avanti. Come lo devo scomporre metodologicamente il problema? Ho bisogno di definire un qualche tipo di codice, un qualche tipo di operazione. Qual è il codice che si deve stabilire per operare? Operazioni: somma, sottrazione, moltiplicazione, ecc… ma possono essere infinite, appartengono alla grande categoria delle funzioni o operatori, come anche radice quadrata, o funzione statistica, funzione logaritmica. Dopodichè che cosa abbiamo leggendo la formula dal punto di vista logico/metodologico? Abbiamo un risultato, che appartiene a un’altra categoria. Poi cosa abbiamo? Abbiamo 1 e 5, che sono dati/informazioni, ma si preferisce chiamarle informazioni perché all’interno di questo sistema sono già codificate, hanno applicati un sistema convenzionale. Già con questo poco abbiamo fatto un salto enorme, perché abbiamo pensato come formalizzare queste cose. Abbiamo un modo con i segnali di fumo per dire 1? Certo, lo decidiamo prima. Cosi come anche per la somma? Certo, la chiamo “som”, lo decidiamo convenzionalmente. Esempio utilizzando la griglia: A1 som A2=A7 , e non è detto che il dato debba stare per forza in A5, attenzione. Cancello A2. Perché l’unico aspetto formale fondamentale di questo formalismo, è che ci sono le variabili tra queste informazioni, che in questo caso sono 1 e 5, la funzione che stiamo utilizzando, e il luogo in cui va il risultato. L’unica maniera per farlo impazzire è confonderlo tra risultato e informazione. Quindi devo decidere con molta chiarezza il mio formalismo. Quindi ci sono A1 e A2, e il risultato di questa somma va in A7, e ci inviamo questo messaggio in qualche sistema. Dopodichè, dopo qualche settimana che cosa viene in mente? Che A1, invece di essere 1, è 30. Che cosa succede? Che noi abbiamo già impiantato il formalismo, tale che basta cambiare il dato di partenza A1 per avere immediatamente il risultato modificato. Quindi ai tempi di Leonardo è un’invenzione mostruosa, perché attraverso questo salto logico, ed averlo sempre applicato alla stessa griglia, per la quarta volta in una maniera completamente diversa dalle altre. Abbiamo scoperto che mi posso creare un’impalcatura logica di calcolo, e posso cambiare i dati con una certa facilità e posso cambiare tutto il resto automaticamente. Quindi cambiando un dato all’interno di questa cosa, l’impalcatura rimane e posso giocarci.
Tabella 10x10, casella concatenata
Cosa mi viene in mente dopo un po’? Potrei cambiare l’operazione certo, ma c’è un salto ancora più potente. Cioè che la casella risultato, che fino ad ora sapevo che doveva essere assolutamente inamovibile, però in realtà adesso la potrei anche concatenare e farla diventare dato a sua volta. Quindi posso scrivere un’altra operazione: A7/B2=D7. Ma A7 non è una casella qualsiasi, ma è concatenata. Che cosa vuol dire? Vuol dire che questa cosa diventa gerarchica, perché naturalmente il primo livello di informazioni influenza dinamicamente il secondo livello. Perché per modificare questo sistema, io posso modificarlo al primo livello, o ai livelli successivi, quindi dipende a che livello modifico. E lo si è fatto tutto con la logica senza implementarlo informaticamente, cioè lo avrei potuto fare ai tempi di Leonardo. Una volta capito questo mi si rivolta il mondo. Perché ho capito il sistema del concatenamento, che se lo volessi raffigurare in qualche maniera è come se fosse un albero. Cioè significa che se io muovo dei dati a un livello alto mi si ripercuoto solo una piccola porzione, mentre se io modifico a un livello più basso, il tronco per esempio, le modifiche mi si ripercuotono su una porzione molto più grande. E’ un’idea potentissima questa qua, ed è per la prima volta che parliamo di modello, nel senso matematico, nel senso statistico e fisico del termine, cioè una serie di variabili che possono essere modificate per rappresentare un certo pezzo di realtà, che è interpretato per mezzo di un modello matematico.
Albero gerarchico

Il foglio elettronico, o spreadsheet, funziona esattamente in questa maniera, sarebbe EXCEL. Invece esistono moltissimi tipi di fogli elettronici, ma un po’ come Xerox si usa per dire stampante comunemente. Gli devo dare il formalismo, l’operazione adoperata. Cambiando uno di questi mi cambia tutto. Poi lo posso intrecciare ad un altro livello. Lavora per livelli, si sviluppa come un albero, per rami, si ramifica, e io cambiando a un livello più basso mi modifica tutta la parte dipendente. Ci sono moltissime operazioni. Non tutte le funzioni sono di tipo matematico, ma ci sono anche operazioni di tipo logico, per esempio: "se questo numero è più grande di quello vai là". “What…if”, sono operazioni di tipo logico, possono essere applicati al giorno, al mese, ecc... Perché il foglio elettronico, o spreadsheet, è cosi importante per noi, un pezzo fondamentale per il nostro ragionamento? La ragione fondamentale è perché spinge a un ragionamento “what…if”, con un rapporto più ipotetico, a tentativo con la realtà, che mi lascia aperta la possibilità di operare molte verifiche all’interno del modello. Immaginiamo che 4 sia il numero di mesi che lavoro. Ma mi muovo in una rete dinamica di dati, e mi muovo in un modo di ragionare con molta meno forza rispetto al sistema elettronico, in cui è istantaneo, mentre dillà è più laborioso. Le variazioni, basate sul “what …if”, tende ad essere non praticabile in quella maniera. A fine lezione di Gehry, all’interno di questi sistemi, le 5/6 categorie bisogna ottimizzarle l’una con l’altra. Quindi il “what…if” è una grossa struttura mentale. Mentre sostanzialmente il modo di ragionare nel campo architettonico, è un mondo gerarchico, è “if…than”, cioè ci metto molto più tempo. Arrivo a una decisione di forma, poi faccio una dopo l’altra, è gerarchica, non ho dinamicità nell’”if…than”, è un modo di ragionare, di un rapporto causa/effetto (gerarchica), di tipo lineare, che una volta decisa la prima cosa, decido la 2°, poi la 3°, poi la 4°, mentre “what…if” le posso modificare contemporaneamente.
Esempio di algoritmo "what...if"
Lo spreadsheet è una cosa che nasce con l’informatica. Prima non c’era un prodotto che faceva la stessa cosa. Tutta l’architettura del razionalismo, di Le Corbusier e i 5 punti ragionano “if…than”: decido i 5 punti, poi la struttura, poi la divisione interna, cioè si va "step by step", mentre con Gehry le cose tendono a muoversi molto più concatenate l’una con l’altra. VisiCalc è la prima cosa che ha questa applicazione, fatto per l’Apple 2. Oggi lo standard è diventato Excel. In quest’idea utilizziamo la parola modello in questo contesto, con almeno 3 significati gergali e comuni:
1 – esempio perfetto da copiare, in arte e architettura, e modello di disegno;
2 – si usa per dire plastico tridimensionale;
3 – invece all’interno di questo corso la utilizziamo all’interno di questo significato scientifico/matematico.

sabato 23 maggio 2015

Commento alla lezione 16 del 06-05-2015: "FRANK OWEN GEHRY - MASSA, TRAIETTORIE, COLLISIONI"


Frank O. Gehry
Questo approccio sul modo in cui nel mondo del 3D di creare oggetti va quasi in parallelo con alcuni modi del mondo, di creare proprio il mondo stesso. Abbiamo cercato di creare diversi link tra mondo fisico e mondo dell’informatica, creando dei ponti concettuali, sperando che qualcuno venga attivato, anche se gli altri rimarrano canali spenti. Il problema è che un po’ tutto quello che si fa in campo creativo, va prima immaginato in qualche maniera, va prima concettualizzato. Questa è una tecnica fondamentale per portarci verso qualche passo innovativo e intrigante.

Mentre Eisenman è un architetto planare, Gehry invece è un architetto tridimensionale, delle masse, con un approccio tridimensionale. Quindi tanti di quei ragionamenti fatti in ambito generativo, hanno qui forti relazioni. L’altra ragione molto forte è che Gehry a un certo punto della sua carriera ha preso di petto proprio questa questione dell’Information Technology, tanto da costituire un gruppo, la Gehry Technology, che ha offerto servizi altamente specializzati nell’ambito CAD.
Ferramenta nonno di Gehry
Innanzitutto c’è una foto chiave. Quando il Prof. ha messo di fronte Gehry alla questione dell’imprinting, lui ha risposto che il suo paesaggio originario, il paesaggio mentale, il suo immaginario, è il negozio di ferramenta del nonno. Se non si capisce questo che è il DNA originario di tutto il mondo di Gehry, non si ha una chiave fondamentale. Quindi, Gehry innanzitutto si chiama Frank Owen Gehry, e Owen è il cognome di un industriale socialista dell’800, illuminato, è il simulacro del pensiero liberalizzante, e il suo famoso nonno è proprietario del ferramenta, ed è Gehry stesso a descrivere questa storia. Quindi lui parte all’interno di questo mondo molto popolare, a Toronto, da famiglia ebrea, e lui è soprannominato "fish", perchè puzza. Così parte la sua carriera. Nell’immediato dopoguerra, la famiglia si trasferisce a Los Angeles, e va a vivere nel centro città. Di solito i centri città americani sono i più violenti e i più degradati, ci sono i suburbia della classe media, quindi una città caotica, nella città del cinema. Si sposa con una segreteria e riesce ad iscriversi all’università, un poco sostenuto anche dalla moglie, perché in America è oneroso dal punto di vista economico, e riesce a laurearsi a metà anni ’50. Lavora in grande studio di Victor Gruen, che è uno degli architetti che si trasferisce dall’Austria a Los Angeles, (oltre a Neutra e Schindler, molto più famosi). Dopo un po’ di tempo, siccome la missione degli architetti degli anni ’50 era il planning, perché siamo negli anni del dopoguerra, quindi la speranza dell’urbanistica come elemento risolutivo, come elemento politicamente impegnato per cambiare la società, è il faro. Quindi lui va a Harvard, prende il diploma in planning, ma poi ritorna a studio da Gruen come se niente fosse. Fa un servizio militare e progetta qualcosa, come il genio militare. A un certo punto capisce che sta bloccato e fa una cosa. Prende e se ne va in Francia da un architetto francese, non di primo livello, né Le Corbusier, né Garnier, sta un anno con la moglie e i figli in questa situazione. Nel 1962, all’età di 33 anni torna in America e apre uno studio. E uno può pensare che comincia il vero Gehry. Ma così non è. Infatti, per comodità di analisi, abbiamo suddiviso la sua opera in 6 parte, descrivendone ognuna attraverso dei verbi. Questi verbi servono ad illuminare l’azione prevalente che Gehry fa in queste fasi, sono come delle calamite, che fanno comprendere l’atteggiamento progettuale prevalente nelle varie fasi.
FASE 1 - ASSEMBLARE
Casa-studio Danziger

Stiamo in una Los Angeles in rapida crescita, e lui come architetto fa subito abbastanza bene, inquadra abbastanza bene. Ma i suoi lavori di prima fase sono lavori di un normale professionismo americano, di una certa pulizia, di una certa coerenza, ma tutto lascerebbe immaginare eccetto quello che poi è successo. Gehry per circa 15 anni lavora all’interno di coordinate molto tradizionali, di un professionismo buono, serio, quindi tutto fa pensare a un’evoluzione eccetto quello che poi accadrà. In questa fase però dal punto di vista dell’esistenza, è legato al mondo degli artisti che vivono in California. Pure se è un professionista abbastanza tradizionale in questa fase, però appartiene a questo mondo, a questa cultura un po’ underground, nella Los Angeles degli anni ’60. Quindi in queste occasioni fa delle piccole opere, dal ’62 al ’68, lui fa già delle cose che sembrano indicare qualcosa di diverso, e sono sempre case per artisti sostanzialmente suoi amici, ma il resto della produzione è tradizionale. 2 opere che sono case per artisti. Casa-studio Danziger: si vede l’approccio quasi di chiusura massiva verso l’esterno, come fosse una scatola, che richiama l’architettura di Kahn che veleggia in quei tempi. Quindi un’architettura molto secca, molto pulita, ma molto diversa dalla sua carriera tradizionale.
Casa-studio Davis
Casa-studio Davis: Altra opera, sempre nello stesso momento, una sorta di pre-Gehry, in cui a lui interessa molto fare una pianta ad andamento trapezoidale, ponendosi in una posizione insita dinamica, instabile.
Queste sono le uniche due opere di questa prima fase, per capire un po’ cosa bolle in pentola, anche se in realtà ancora non si capisce cosa succede.
Cosa succede nel 1978? Gehry si azzera. Questo concetto dell’azzeramento è un concetto molto interessante nella vita di una persona, ma soprattutto nella vita di un’artista, di un professionista, ed è lo stesso processo che stranamente avviene anche in Eisenmann, Sauer, e per ragioni diverse anche in Kahn, decidono di azzerare e ricominciare. E Gehry fa tutta una serie di scelte importanti, prima fra tutte, chiude lo studio. Studio impostato sul tradizionale professionismo americano, di circa 45 persone. Secondo va in analisi, perché pensano di entrare in loop secondo loro negativi, e si sente di chiudere lo studio. E l’altra componente fondamentale dell’azzeramento, divorzia e si sposa con una donna con cui condivide il nuovo studio. Si azzera volontariamente e ricomincia, iniziando un forte rapporto con l’arte. Il rapporto tra pensiero artistico e architettonico è sentito depauperante a livello professionale, quindi decide di stringere un forte rapporto con l’arte. 
Pop Art
Robert Rauschenberg
Pop Art è un arcipelago in cui ci sono tendenze diverse e spiriti diversi. All’estrema destra c’è Andy Wharol, grandissimo pubblicitario di partenza, che fa un salto, trasformando l’immagine comunicativa, seduttiva, nel mondo della pubblicità, all’interno delle coordinate della ricerca artistica, anche all’interno del cinema. Altri artisti come Roy Lichtenstein. Altri artisti trasformano la società dei consumi, fra tutti Claes Oldenburg, che lavorerà con Gehry, che gioca dilatando gli elementi dell’immaginario della società di massa. Poi c’è l’ala, chiamiamola a sinistra, diversa da Wharol, che ha un approccio materico, in cui si assemblano i materiali, che è la logica dello scarto. Da una parte c’è il consumo della società di massa (Coca Cola, Marilyn, ecc.), all’opposto c’è lo scarto che diventa generatore di nuove forze. Questa idea è fondamentale per Gehry, perché? Perché gli si lega subito con l’imprinting. Col bricolage, col collage, gli entra a far sistema, ma anche il suo hobby, gli è sempre piaciuto andare in giro per gli smorzi, alla ricerca del materiale, ecc… Quindi Pop Art dell’area dura, non quella di Wharol ma quella di Robert Rauschenberg.
Mimmo Rotela
Ma in questo tipo di ragionamento l’Italia ha avuto rilevanza, perché negli anni ’40 e ’50 non era retroguardia, ma contribuiva nel dibattito internazionale. Ad esempio Alberto Burri ha cominciato a lavorare su questo prima di Rauschenberg. Anche Mimmo Rotella lavora sullo scarto, scarto dell’immaginario comune, non “lucidato”, ma presentato come scarto. Lui tagliava questi manifesti in città, prendeva questi pezzi, tirava fuori i strati, fino ad ottenere il risultato voluto, lavorando per layer al contrario.
Arriva la casa simbolo di Gehry, che è il simbolo di tutto, una nuova idea che lui ha in mente, azzera il professionismo, e riparte. Perché è cosi importante nel nostro ragionamento? E’ una casetta classica americana che loro comprano in un suburbio americano, con tetto classico. E’ importante capire il contesto, fatto di casette in stile, col giardino rasato, fa parte del paesaggi nativo. Fanno un salto, un’opera che si basa sull’assemblamento.
Casa Gehry, Santa Monica, 1978

Prima parola chiave: ASSEMBLARE. Questa parola, la stessa idea di parola, è immediatamente tridimensionale. Se noi abbiamo un 3D, o un plastico, è facile procedere per assemblamento. Ma assemblare non vuol dir comporre, dove invece si ha già un’idea. Assemblare significa mettere insieme cose molto eterogenee, che avvolgono la “casetta delle bambole”, che lui non tocca. Quasi sembra di vedere lui andare allo smorzo e prendere: la porta non finita, lamiere grecate, le reti che cominciano a diventare “trade marker”, è quasi la rete metallica all’interno di questi oggetti diventa molto simbolica. Spazialmente cosa fa? Pianta terra e primo. Sopra crea una camera da letto, unendo due ambienti, molto scenografico, sotto crea una “L” in cui c’è la cucina. E poi la casa ha un’idea di materiali duri non finiti, per esempio la cucina ha l’asfalto come pavimento. Le reti servono anche per non fare uscire fuori i bambini.  Comunque questo artista che già aveva fatto una trentina di opere con questa casa azzera.

Pianta Casa Gehry, Santa Monica, 1978
Quando ricomincia, comincia poco alla volta, ha pochi progetti, pochi progettisti, sembrano opere di un giovane, una casa, piccoli progetti.
Altra  casa la “Wagner”. Rigioca con l’idea del trapezio, con 2 oggetti in tensione. Ma guardando le piante di Gehry si capisce subito che è un professionista, funziona la pianta pur nella sua originalità e stravaganza. La casa funziona a “split level”, divisa in 3, hanno mezzo piano di differenza l’uno dall’altro.
Altra casa, a Los Angeles, "Casa Familian", nello stesso momento, anche questa non realizzata. Lavora sempre con sistema binario, 2 elementi in tensione.
Casa Spiller, 1978
Poi fa una casa un poco più grande e complessa, la “Casa Spiller”. E’ molto interessante capire come funziona, perché è un “trucco americano”, visto utilizzare anche da Sauer. Perché dal punto di vista organizzativo, la famiglia compra un lotto prospicente il mare. Qual è l’operazione importante? E’ divisa in unità immobiliari, una “casa patio”: una parte più grande e una più piccola. Una può essere affittata con cui ci paghi il mutuo, e l’altra dove vivere. Ma l’idea è che Gehry tira fuori un’altra parola: “cheapscape”. Scape è il suffisso che vuol dire scenario (landscape, townscape), lui lo usa per dire “paesaggio povero”, “residuale” (parola scelta da Zevi per il libro), ma il concetto naturalmente deriva dalla Pop Art. L’idea che l’architettura si sintonizza, non col paesaggio alto, fatto di allineamenti, ma si sintonizza col paesaggio povero, quindi trasforma, l’architettura serve per trasformare una nuova estetica. Ecco perché la nuova estetica è sempre un salto col nuovo mondo: la nuova estetica presuppone un salto, un cambiamento dai modelli attuali. E’ un concetto diverso. Creano categorie diverse attraverso cui guardare il mondo. Il mondo dello scarto, del paesaggio, della periferia, da ininfluente diventa alimento: questo è il salto grosso con la parola “cheapscape”, col quale attraversa questa creazione, in cui si combina tutto, e fa il salto. Ma attenzione, ancora non se lo filava nessuno. Queste cose non erano niente all’epoca, il re era Charles Moore, che fa le Piazze d’Italia, Robert Stern che fa grattacieli, quindi Gehry è completamente un outsider, c’è poco e niente, non ci sono libri.

FASE 2 - SPAZIARE.
Casa per un Film Maker, Los Angeles, 1981
Cambiamo verbo. Dopo questa pima fase guardiamo altri lavori con parole chiave. Basati sui verbi, per capire il modo di operare per fare un progetto, si dovrebbe sapere cosa fare, ma non le dice Gehry, ma le dice il Prof. che legge Gehry attraverso queste coordinate. La fase cosa vuol dire? Vuol dire che fa una cosa nuova? No. Ci sono mille sfumature, ma ci illumina su qualcosa in particolare che non era precedentemente visibile. E’ l’idea che l’architettura che si fa nello spazio intercluso. E’ lo spazio tra li oggetti, ma non lo spazio in sè. Nello schizzo segna quello che è il progetto. "Casa per cineasta", parte realizzata e parte no, per Spielberg si diceva. Non sembra una casa, ma sembra un villaggio, è un gioco concertato di pezzi che si parlano l’uno con l’altro, attorno, o che creano degli spazi. Quello che è veramente importante è lo spazio tra le cose, e non l’oggetto in sè. E’ l’idea dello spazio urbano Barocco, della concertazione tra le parti, non ha a che vedere con la Pop Art. E’ ibridata nel Post-Modern, sono loro che cominciano a riguardare lo spazio barocco, Villa Adriana, ma lo fanno con logica di memoria. Lui invece ripensa il meccanismo. Ecco perché l’idea di villaggio, basti guardare Charles Moore. L’idea dell’architettura creata e generata che essa forma e non degli oggetti, ecco perché la chiamiamo “spaziare”. Questa casa è un simbolo di questa operazione, per creare spazi e sequenze spaziali. Per fare questa composizione, in questo momento, lui ha quest’idea che gli attori sono personaggi, quindi in qualche maniera sono figure. Quindi non posso metterci la casa di Rietveld che è astratta, quindi metto delle figure, non posso mettere macchine astratte, sono memorie dirette. Possono far pensare a magazzini degli studios. Negli schizzi sono sicuramente figure. E questa è una cosa abbastanza tipica della conformazione dello spazio attraverso questa composizione.
Primi anni ’90, sente molto questa cosa. "Complesso residenziali Wosk". 3 case, ciascuna una figura di una rappresentazione.
Residenza Winton, Wayzata, 1983
Altra casa, piccola, la "Residenza Winton". Philip Johnson fa fare piccole appendici agli architetti, Guest house che fanno vari architetti, e una la fa Gehry nell’83, che comincia a riemergere come architetto interessante, pur facendo cose diverse.  A partire dalla natura morta di Morandi, ha un’idea che “volumi parlanti”, differente dall’assemblaggio, in cui gli elementi non sono parlanti, qui sono nominabili. E’ importante che ciascuno sia diverso, come indicato dal dipinto. Anche in pianta si vede che è uno che ci sa fare, funzionano i progetti, e la carica di espressionismo è supportata dalla sua enorme capacità di organizzare. Zona giorno illuminata dall’alto con luce sopra. E’ lo stesso schema del Guggenheim di Bilbao, con atrio centrale più alto. Lui ha dei "modelli organizzativi", che una volta si chiamavano "tipologici", ma meglio chiamarlo modello organizzativo, e questo è lo stesso schema di Bilbao. Sono pezzi di materia che entrano in collisione l’uno con l’altro, è  un approccio di tipo booleano, e non sicuramente vettoriale.
Loyola Low School, Los Angeles, 1978
Cosa succede con lo spaziale? Succede che la strategia dello spaziale diventa molto utile per risolvere problemi di ordine pratico, ad esempio nella “Facoltà di legge”, Loyola University, che deve rinnovare in fasi successive. Ha un blocco di partenza e Gehry propone un ampliamento fatto col concetto dello spaziare, in cui le singole parti sono affrontate a livello figurativo. Lascia il grande blocco, ma inserisce un elemento che crea tensione, dà idea di serra e basilica. Si vede bene nei suoi schizzi: riprende la passione per le chiese romaniche. Ma perché non rinascimentali? Nel romanico è fatta di episodi, sono distinti parti come campanile, abside, ecc… quindi riprende alcuni pezzi di questa composizione. Perché dal punto di vista pragmatico è molto utile parlando col cliente? Perché non deve pagare tutto insieme. Lo può fare per pezzi. Posso promuovere un modo di andare avanti per pezzi, funziona anche se non esistono tutti i pezzi. Altra cosa è un sistema rigido chiuso che ha senso se è fatto tutto, sennò non ha senso. Ti muovi per parti incrementali, per elementi successivi e progressivi può andare avanti senza essere considerata finita. Molto utile negli spazi urbani, si pensi a Piazza del Popolo, dove fino all’800 ci mise le mani Valadier, come anche il Quirinale, non è stato fatto tutto insieme, ma la cosa importante è il concetto dello “spaziare”, che può supportare fasi successive. Stiamo nei primi anni ’80.

FASE 3 - SEPARARE
Edgerman Center, Santa Monica, 1984
Questa parola chiave è una trasformazione, una più forte accentuazione stilistica. Un’operazione diversa dallo spaziare. Ma il separare, tranciare, tagliare è più drammatica, e meno tranquilla. Questa parola deriva da Germano Celant, critico italiano trasferito in America, citato nel libro, che descrivendo alcune parti del lavoro di Gehry diceva che somigliavano a operazioni chirurgiche.
Questo progetto più grande degli altri, "Centro commerciale, uffici e museo a Edgemar" è un progetto prototipico. Perché? Per una serie di atteggiamenti, per il taglio, e la memoria delle altre operazioni è presente, e poi è prototipico perché è un piccolo progetto di mixitè, con banca, centro culturale, ecc…. E’ un vero e proprio taglio, come un fiume che scava, riconoscibili, ma non propriamente figurative. Come sempre una logica commerciale, questo è un progetto molto utile dal punto di vista commerciale.
Norton House, Santa Monica, 1982
Altra casa, all’interno della categoria del tranciare: "Casa Norton", è una Cheapscape. Ma non è semplice assemblaggio, ma c’è la presenza di altri ragionamenti. E’ una sorta di sogno della casa sull’albero, e si realizza nella torretta alla fine, che caratterizza la composizione. Sono sempre luoghi residuali, delle periferie, del sud, sono strategie che possono molto funzionare nei luoghi residuali, creando luoghi nuovi.
"Clinica universitaria di Yale", a 100km da New York. Interessante è come fa la scala, con figuris, che vuole rendere come oggetto incuriosente. Ha prime 2 rampe esterne, poi diventa volume. 
Altra opera in cui avviene ulteriore passaggio è il "Museo Aerospaces" a Los Angeles. Meta anni ’80. Questa tecnica del separare, tranciare e avere pezzi, non diventano pezzi con figuris, ma Pop Art, che diventano composizione, con spazi dilatati. Una cosa è fare una scatola e mettere sopra una papera. In realtà l’edificio è il terminale della testa di un grosso hangar che si sviluppa dietro. Risolto brillantemente dal punto di vista organizzativo: al centro, punto distributivo a vari livelli, e ai lati altri fatti. La chiave è la decisione molto Pop di prendere l’aereo vero e appiccicarcelo non proprio, ma entra a far parte della composizione.
Museo Aerospace, Los Angeles, 1982 
Altro edificio, ideato da Claes Oldenburg, ditta pubblicitaria importante, a meta degli anni ’80. Leit motiv sembra una foresta pietrificata. Ma l’idea di piazzare l’oggetto Pop all’interno di questa cosa è una maniera.
Altra opera, "Ristorante Fishdance", Giappone, il fatto del soprannome di “pesce”, da fatto negativo diventa positivo, e marchio, perchè ormai è diventato grande.
Altra realizzazione, "Centro commerciale a Barcellona", ci sono grattacieli, e rifà un altro pesce. Da questo pesce nasce la storia del “Gehry digitale”.
Altro edificio, "Biblioteca di quartiere finanziata da Franz Goldwin", sempre con la tecnica del tranciare, separare. Smentisce molti luoghi comuni su Gehry, tradizionale, basilicale, razionale, poi fa una cosa molto bella, fa una simmetria biassiale. E’ una semplice operazione, che crea una sorta di particolare dinamica, sulla strada del contesto, differenziandosi.
Dopodichè comincia ad avere commissioni più importanti, come case per ricchi. Può fare molto a livello figurativo, in particolare in 2 opere. Nella "Casa Sirmai Peterson" c’è una certa compiacenza, come se si sentisse troppo bravo. Approccio con forme che colpiscono molto l’occhio, in realtà ci sono degli impianti.
Schnabel House, Brentwood, 1986
Altra opera, "Casa Schnabel", in cui fa utilizzo di materiali diversi, nuovi, più sofisticati come il rame, intonaci, considerando che son case per persone facoltose. Uno potrebbe dire, vabbè è arrivato a commissioni facoltose, ed è arrivato, il gioco è fatto. Invece no. Lui è proprio un ricercatore. Per lui l’importante e continuare sempre a sfidarsi. Gehry in fondo ha capito che gli interessa sempre di ricercare e sperimentare, è molto pericoloso, ma si sfida in continuo, pur avendo raggiunto il successo. Non gli interessa sedersi sui successi.
Nell’86 mostra interessante. Mildred Friedman, organizza mostra monografica su Gehry. Riconoscimento importante sul suo percorso. E’ una mostra/installazione, in cui lui realizza una serie di opere Pop, come sedie in cartoncino pressato, pesci fatte a scaglie con materiali plastici.

FASE 4 - FONDERE
Lui si inventa un’altra modalità che chiamiamo del "fondere". Da un certo punto di vista fa pensare a una logica CAD, Booleana, serie di pezzi fusi insieme. Qual'è il passaggio successivo dopo il separare? E’ che dopo vengono fusi di nuovo insieme. Molto bizzarro. Su Gehry vengono dette banalità terrorizzanti. La cosa del Gehry scultoreo è talmente ovvia, ma in realtà c’è tutto un mondo e professionismo dietro, che non si riescono a immaginare. Il momento del fondere è interessante e diverso.
Museo Vitra, Wheil am Rhein, 1987
Piccolo "Museo per la società VITRA". E’ una ditta che fa mobili di design, classici che nuovi. Sta in Germania, ma sta al confine con la Svizzera, e ha avuto la politica negli anni ’80 di assegnare lavori a progettisti di fama internazionale. E’ una sorta di "Museo del Design". I pezzi sono fusi insieme, stanno insieme, la loro forza non è nello spaziamento, ma nello stare insieme. Questi incastri, queste forze, determinano interni molto creativi. La tecnica utilizzata è la “Marocchine effect”, in cui si concentrano gli effetti manipolatori, plastici, in un pezzo, e gli altri pezzi li tratti scatolari. Deriva da una tecnica dei tappeti in cui si fa vedere la mercanzia migliore, e metti dietro la normalità. E’ una tecnica buona, perché spesso non si può affrontare questa complessità nell’intera fabbrica.
Altro edificio, "American Center" a Parigi, del 1988. Ha avuto un successo forte nell’immaginario, tanto che Zevi ne fece un libro. Ma in realtà fu sfortunato, perché la gestione non funzionò, e chiuse.  Al solito, il centro del ragionamento è l’atrio, in cui avvengono i momenti di collisione più forti, come una sorta di piazza coperta.
Ginger e Frank, Praga, 1992
Altra opera del fondere è il “Ginger e Frank” a Praga. Rievoca la danza, come fossero 2 ballerini. La parola del fondere illumina la lettura di questi edifici, ma li possiamo leggere in altri modi. C’è una dualità maschile/femminile. La cosa bella è la capacità di essere li a Praga, sul lungofiume, è il tema del Barocco così a Praga.
Nelle altre opere che fa sempre all’interno di questo momento storico? Nell'Università di Toledo, in Ohio, fa uno schema semplicissimo, fa una galleria, che distribuisce vari corpi. Crea una relazione con gli edifici esistenti, quindi una piazza dinamica tra l’uno e l’altro. Poi che fa? Attacca i vari pezzi sulla galleria, liberamente, cioè lo schema organizzativo è semplice, e qui prescinde dalla forma.
Attraverso dei sistemi lui acquisisce il funzionamento della macchina, cioè inserisce pacchetti preconfezionati, e poi inserisce volumetrie stravaganti, è proprio questa la genialata. E’ proprio perché mette le “scatolette” che le macchine funzionano. E’ il trucchetto che consente di fare gioco nelle composizioni d’insieme, ci gioca, le tratta, ma sono blocchetti di servizio.

FASE 5 - SLANCIARE
Disney Auditorium, Los Angeles, 1988
E' decisiva. Ma conviene crearne due: uno è l’atteggiamento del fondere, e una è la sua conseguenza. già nell' "Auditorium Disney" e poi nel "Guggenheim Museum". L’idea è che fondi per slanciare, fondi per buttarli nello spazio, per lanciare traiettorie, e per scuotere il mondo attorno a sè, e non per entrare nel buco nero. Mostrare un’energia diversa, che vibra e va fuori. La Disney Auditorium, è un’opera che ha tutta una serie di variazioni e studi.
Museo Guggenheim di Gehry. Che succede qua? E’ un’opera di grandissima rilevanza sotto molti punti di vista, è un incrocio di tante cose dette finora. La storia della città di Bilbao, è una città industriale, la capitale industriale della Spagna. E’ uno sviluppo che ha lungo il fiume uno sviluppo importante. Come noi sappiamo benissimo, questo tema del passaggio dalla "città industriale" alla "città dell'informazione", ha investito tutte le grandi città dell’occidente, ed è una mega crisi. Il passaggio da un modello all’altro provoca disoccupazione, ma soprattutto dal punto di vista fisico, le grosse aree industriali all’interno della città, non più produttive, comportavano gravi danni. A Londra il grande tema dei “Dockland”, ecc… La città di Bilbao affronta il tema, e lo fa all’interno di un sistema efficiente, culturalmente alto, in cui l’amministrazione ha un livello culturale alto, cosa che in Italia non c’è. Ma abbiamo delle personalità che hanno dei ruoli di tipo politico amministrativo, ma hanno una visione alta, quindi capiscono che c’è bisogno di cambiare direzione verso il terziario avanzato, verso l’informazione, e la conoscenza. Varie operazioni importanti si susseguono. Creano un nuovo aeroporto, riqualificano il fiume Nervon, creano la precondizione per un?architettura di qualità che spinga verso questa direzione.
Città di Bilbao, vista aerea
Queste personalità avevano uno spessore alto, quindi che pensano? Esiste il Guggenheim, ma che è? Sono ricchissimi americani che da generazioni, dagli anni ’40-’50 , capiscono come investire nell’arte alta, ma non è un Museo Nazionale Americano, ma è un museo della famiglia privata. Capiscono già abbastanza presto che possono territoliarizzarsi oltre New York, come già avvenuto a Venezia. Questa politica di fine anni '90 ha un personaggio, Thomas Crenz, è direttore operativo del Guggenheim, è critico, ma anche manager. Quindi si fanno ipotesi avanzate di fare dei musei altrove. In particolare un museo arrivato a un livello alto di progettazione è quello in Austria, di Hollein.  Questo è lo scenario. In questo scenario arrivano gli spagnoli. Per 30 anni è stato grande propulsore di interventi artistici, con Barcellona, poi improvvisamente con la bolla economica si smontò. Ma in questo scenario si fa una telefonata a Crenz, chiedendo di venire a Bilbao e pensare a qualcosa? Noi abbiamo individuato un edificio che può essere interessante per voi, lungo le rive del Nervion. Ci va, ma rimani un po’ sulle sue. Dopodichè che fa? "Ho un amico bravo, e la prossima volta mi porto l’amico bravo". Primo contatto nel febbraio del ’91, e nel maggio viene con Gehry. Che fa Gehry? Applica un trucco, che applica sempre. Vuole un architetto che gli faccia da guida della città, un giovane architetto. Arriva Gehry, vede questo edificio, di cui non gli frega niente, e se ne vanno in giro per la città, vedendola sotto punti di vista, e vede delle cose dall’alto, essendo collinare, ma hanno solo una mappa della città, e Gehry deciso impone: "qui bisogna fare l’edificio!"
Città di Bilbao
Sulla mappa turistica segna 3 frecce rosse, non li dove dite voi, ma qui. Perché li? Perchè è il luogo più incasinato della città, e lui lavora lì, non sulle griglie di Aldo rossi, ma l’architetto capisce il luogo in cui si può esprimere, ha un luogo nativo che ha in sè, non conscio, come nel laboratorio. Gehry sceglie il luogo più incasinato di tutta la città: all’incrocio del ponte, il lungofiume, l’edificio dismesso, la città storica che arriva lì a pochi passi, quindi più cheapscape di così non si può. Se lo sceglie lui. E ritorna a Los Angeles. Che fa Bilbao? Non gli dice ok. Fanno un concorso per inviti, su quest’area, e chi invitano? Gehry, Coop Himmelblau, e un giapponese. Questi 3 fanno 3 proposte. Nel Settembre '91 vince il concorso, e qui parte l’avventura, che finisce con l’inaugurazione nel '99 ad un costo di 100 milioni di dollari. Tanto per fare un paragone in simultanea, la copertura dell’Olimpico di Roma è costata 180 milioni di dollari. Cosa succede in questa opera? La si può leggere attraverso 5/6 parole chiave.

Guggenheim Museum, Bilbao, 1991
1 - URBANSCAPE (o Cheapscape): per dire cosa? L’architettura parla di un’idea sensibile, come il blocco chiuso della città rinascimentale, o il Bauhaus aperta, cioè all’interno dell’architettura rappresenta l’idea di città. Cioè Gehry costruisce una sorta di paesaggio di città nuova, lavorando sulle intersezioni, sulla complessità, facendo un modello ideale di vivere la città contemporanea. Ma questa nel caso specifico è una caratteristica fortissima perché l’edifico è contestuale, ma non nella maniera tradizionale, perché tutti i suoi movimenti coinvolgono lo spazio urbano. Tanto per cominciare, ci si arriva da vari punti, e per ognuno di questi punti, il museo ha una maniera di relazionarsi e accoglierti. Ad esempio, venendo dal lungofiume ha 2 caratteristiche: segnalato dalla torre, e si entra dalla fermata del tram. Dalla parte urbana crea una piazza di accoglimento sulla piazza. Quindi cosa succede dal punto di vista formativo, anche visto nella casa Winton, dello spaziare, sono le braccia che formano spazi conformativi dello spazio urbano, prima andavano solo nel prato, ma qui conformano lo spazio urbano, non solo entra in relazione, ma lo formano. Cosi chiamiamo urbanscape questo atteggiamento, ma non solo caratterizza delle forme, geometrico, ma le cose hanno delle caratteristiche spaziali enormi, funziona come un edificio urbano, e nessun edificio urbano ha mai funzionato cosi bene nello stesso tempo. Anche il MACBA di Richard Meyer a Barcellona fa cose simili, ma neanche lontanamente ha questa complessità. Anche il ponte entra in gioco, sia spazialmente che organizzativamente, infatti l'edificio gli va sotto.

Schizzo di Frank Gehry
2 - TRAIETTROIA: è il problema della proiezione e dell’incastro che non sono fatti per creare l’oggetto, ma per creare vettori e traiettorie, deriva dal futurismo, da Umberto Boccioni: “l’oggetto scultoreo è fatto per lanciare vettori nello spazio, nell’atmosfera”, quindi Boccioni è il più antiscultoreo come spaziale e contro l’oggetto, combatte il piedistallo, combatte l’oggetto in sé, per lanciare queste linee invisibili, ma molto importanti nella composizione. Già nel VITRA lancia traiettorie, per energizzare l’ambiente dal punto di vista espressivo, magnetico: è scultoreo nel senso che è antiscultoreo. E’ un ragionamento similare ad Eisenman, con l'esempio del cagnolino che vibra. È planare, mentre Gehry è scultoreo spaziale. Ma in Gehry non si parla mai di Boccioni, è un’operazione critica, che il Prof. fa per vedere sotto quel punto di vista, attraverso degli articoli. Solo uno ha commentato, Articolo “luna di Bilbao, dal commento di Serra, artista di Gehry. Capendo traiettoria si capisce lui dal punto di vista espressivo cosa fa.

Atrio del Guggenheim Museum
3 - CATTEDRALE: in quella fase ha dovuto argomentare cose che per altri colleghi erano inconcepibili. In una logica puramente funzionalista, la torre era una cosa messa là e basta. Ma per farlo capire c’è stato bisogno di tutto un discorso. Questa cosa diventa una sorta di "cattedrale contemporanea", anche se forse Gehry non ha coscienza, ma lo ha anche dal punto di vista morfologico, ma soprattutto culturale, sociale, simbolico. "Ma come questi uomini medievali costruiscono tutta questa struttura per metterci la campana?" "Muoiono migliaia di persone per la campana?" Forte caratterizzazione simbolica. Ci sono forti valori simbolici dietro, e qui è uguale, è rappresentativo. Dopodichè perchè cattedrale funziona bene. Per anni è stata una meta di visitatori, per anni e anni è stato pellegrinaggio intellettuale. Non è importante che l’orologio funzioni, ma che comunichi, deve colpire l’immaginario. Ma capire solo questo senza capire altri livelli, ci si ferma a metà.

Pianta del Guggenheim Museum
4 - Dopodichè cattedrale anche dal punto di vista organizzativo: IPERFUNZIONALISMO.
Cioè non si è mai costruito un museo tanto funzionale come il museo di Gehry, e stiamo parlando di parametri di funzionalità. Questa cosa è stata detta dall’organizzatore del Museo. Qual è il trucco? perché funziona? La pianta. La "conquista del centro", attraverso cui il sistema funziona, che abbiamo visto in nuce nell’opera di Gehry. Qual è la cosa difficile di avere un centro? Se costruisci una massa intorno, prima che ci arrivi passa tempo, ma se tu apri le ali ci arrivi in un attimo, lo apro le braccia. Cosa si inventa, cosa fa? Tutto molto logico. Deve cercare di portare il più direttamente possibile al centro, apre le feritoie. Crea la scalea che porta alla biglietteria, e arrivi all’atrio che è al centro, che dà una sensazione a cattedrale, di spazio dilatato al centro, come nel transetto. Attraverso questo sistema conquista il centro. Risolve l’accesso, risolve le file delle persone, è una soluzione iperfunzionale, altro che scultoreo. E’ uno dei sistemi di accessibilità più funzionali mai viste, e creano il momento d’attesa ricco e interessante. Altra genialata, il museo è distributivo, quindi una regola: non lo occupi il centro, ma lo periferizzi, non ci metti i volumi in mezzo, i sistemi distributivi non al centro, ma li metto attorno al centro, e non nel mezzo, mai occupando il centro, il centro serve in questa maniera. Altra genialata sono i tre bracci diversi: uno con una serie di scatole, ampolle; un altro con un braccio lungo; distinti in base a quello che ospitano, alla funzionalità. La cosa che Wright si inventa, la rampa, e appendi il quadro a 2 metri di altezza, è una cosa. Qui l’arte ha ambienti a loro confacenti, sono gli ambienti che si adattano  all’oggetto arte e non viceversa, Ad esempio lo "spazio a balena", ma dove lo mando il corpo? Decide che và sotto il ponte e sbuca dall’altra parte, e questo asse determinerà una serie di cose.
Ponte sul Nervion
Altra cosa fondamentale della musealizzazione normale, come vuoi i quadri tradizionali esposti? La parete ceca, vogliono una scatola, l’ultima cosa che vogliono è la finestra, che crea problemi con la luce. A si? Creano 4 scatole per 3 piani. E’ il sogno ideale per chi voglia esporre un Picasso, ma completamente assurdo se voglio esporre il coltellino svizzero di 40 m. Dopodichè altra genialata è la mostra di artisti contemporanei, che vivono nel Guggenheim per 3 anni, in cui stanno lì per l’allestimento di questo artista, e se lo gestisce da solo, nelle ampolle. Di cosa c’è bisogno in un museo contemporaneo? Servono ambienti di mixitè: bar, bookshop, come lo stadio, da monofunzionale, a multifunzionale. Il museo non è solo il luogo dove vai a vedere il quadro, prendi e te ne vai, ma resti lì, e si creano concatenazioni tra di loro, rimani li al ristorante, al bookshop, ai laboratori di ricerca, che sono tutti fruibili dall’esterno, ma fruibili anche da un'altra genialata, perché funziona come collegamento tra fiume e città vecchia, serve da ricollegamento, riappropriazione del Nervion, passo all’esterno, giro e mi vivo la banchina sul fiume sospesa, quindi parliamo di spazio pubblico, “urbanscape”.

Modello informatico
5 e 6 - LA COSTRUZIONE E IL COMPUTER: Immaginiamo che queste parole chiave, siano delle equazioni. E proviamo a immaginare il progetto come se fosse un ottimizzazione di una serie di equazioni. Perché nel progetto si cerca di ottimizzare un’equazione, ma ha delle influenze nelle equazioni restanti, ottimizzando una ha conseguenze nell’altra. Quindi immaginando la traiettoria, potevo forse fare di più, ma è concomitante all’urbanscape, è un processo ricco di varianti, tutti appartenenti alla stessa matrice, ma ognuna cerca di ottimizzare se stessa rispetto alle altre, in un continuo andirivieni, riprogettando. QUINDI IL SISTEMA NON E’ GERARCHICO, MA E’ PARALLELO. Non è che prima decido una cosa, e poi per coerenza decido le altre. Nel sistema classico del funzionalismo e meccanicismo la struttura aveva una forte etica, logica, essenza, e su questo si organizzavano le cose in coerenza o in contrapposizione, ma è gerarchico: come la "Maison Dominò", o "i 5 punti" di Le Corbusier. Ma come lo costruiamo? Gehry ipotizza un bando di concorso, ma l’importante è che sia conveniente, è il sistema delle equazioni indipendenti. E’ chiaro che la struttura entra in conflitto con le altre equazioni, ma come la faccio? Faccio la cosa più ovvia, col triangolo, lo mesho, il più economico possibile. Faccio una mesh tridimensionale, ma è brutta! Chissenefrega, non hai capito niente. Nasce un sistema di mesh a travi, si entra in rapporto coerente con tutti gli latri.
Cantiere
PERCHE’ COMPUTER? Non per la gestione dei volumi e delle mesh. Come faccio a gestire un sistema di 8 equazioni in sistema, col pallottoliere? Il livello di complessità, di aggiustamenti delle equazioni, se non ho un sistema abbastanza veloce a calcolarla, come faccio? Non potrei! Se cambio il modello tridimensionale, devo avere lo strumento che mi consente di fare in automatico piante, sezioni, altrimenti faccio il trullo. Il passaggio rapido di informazioni da un’equazione all’altra. Quindi si basa sulla specificità dei software “Gehry Technology”, ma non è solo un discorso di software, ma anche a livello costruttivo come la pietra da taglio. Quindi il PC entra come fortissimo acceleratore di tutta una serie di cose che già Gehry ha nel suo immaginario, non è la generazione del Grasshopper, o del diagramma di UNStudio, ma lo ha nel suo "imprinting", ma il PC gli consente di fare queste cose, ma non fa parte del suo paesaggio nativo, Gehry non nasce con Grasshopper, nasce col nonno socialista dentro il ferramenta, diverso da Van Berkel, che nasce col diagramma.

Casa Lewis, Cleveland, 1989
FASE 6 - LIQUEFARE: dopo fondere, scioglie, liquidi=liquefare. "Casa Lewis", sembra una casa sottomarina, scioglie, come se fosse sottomarino. Piccolo centro di ricerca. Galleria, spina centrale, in cui libera i vari corpi. Ormai una volta che uno ha i sistemi, si procede in maniera spedita.
"Louis Vuitton", Parigi, Non è la traiettoria Boccioniana, ma ali di farfalla.
Commento alla lezione 15 del 04-05-2015: "TEMPO E'"

Interstellar, 5° dimensione
Di cosa vogliamo trattare? Vogliamo trattare dell’idea che è proprio il tempo un elemento chiave per interpretare la creazione dello spazio, quindi vedere il concetto della creazione dello spazio attraverso il tempo. Ci muoviamo in un’idea, non soltanto geometrico/visualizzativa, ma attraverso il tempo per riflettere sullo spazio. Ragionare su questo porta con se delle implicazioni. Innanzitutto l’idea che possiamo proiettare sul mondo che ci circonda, molti sistemi. Possiamo vedere, capire, interpretare, agire, attraverso molte costruzioni mentali, mettendo oggi il tempo al 1° posto. Ma sono costrutti mentali che sono storicamente e scientificamente dati, cioè si succedono in momenti storici differenti, ma ogni volta variano le maniere di capire e interpretare lo spazio, all’accumularsi delle conoscenze scientifiche, della storia, ecc… “gli architetti pensano spesso di creare quello che è, ma non pensano di creare lo spazio e il tempo”.
Ora proviamo di invertire il punto di vista partendo da questi assunti.
1° - "il tempo è la prima dimensione dello spazio". Facciamo un processo analogo quando “informazione materia prima dell’architettura”. Noi affrontiamo il ragionamento che il tempo è la prima dimensione, e non la quarta, per la relatività dello spazio. Basta mettersi in una stanza buia, immaginiamo di vivere in una sola dimensione, non esiste né lo spazio né il tempo. E’ un assunto sul quale arriva la fisica contemporanea, come nel buco nero, in cui non c’è né spazio né tempo.
2° - "lo spazio è un intervallo percorribile", quindi la linea: descrivendo la formazione della linea. Il punto è un concetto astratto, non ha né spazio ne tempo, la linea si concretizza nel movimento del punto nel tempo: “intervallo percorribile”, lo spazio del percorso sulla linea.
3° - quindi ne consegue che "il punto non ha né spazio né tempo".
Flatland, Edwin Abbott, 1884
Queste 3 formulazioni hanno a che vedere con formulazioni nel libro Mathland, di Michele Emmer, che a sua volta riprende Flatland, romanzo didattico dell’800, che si muove su concetti di questo tipo.
Per esempio, estremizzando il tutto, ci inseriamo in una dimensione lineare, un binario infinito. Qual'è il modo di visualizzare il punto? Il modo di conoscerlo posso farlo solo percorrendo il binario, quindi il tempo diventa la prima entità. Artificio di Edwin Abbott, nel romanzo Flatland. Due dimensioni, figure geometriche che sono i soggetti del romanzo, che non conoscono altro mondo che il piano di 2 dimensioni.
Dire che il punto non ha ne spazio ne tempo, arriva ad ampliare il concetto di Euclide, ritorna al buco nero. Lo spazio e il tempo si generano insieme, formulata da Hawking. Il tempo e spazio sono legati dall’equazione della velocità della luce. Il tempo non esisteva prima della creazione dell’universo. “il tempo è la dimensione fondamentale per comprendere mondi a meno dimensioni, e per immaginare mondi a più dimensioni del nostro”. Quindi qua ci muoviamo su un territorio più instabile. Come faccio a percepire una figura a 3D se vivo in un mondo a 2D? Seguiamo in un altro modo il ragionamento. Immaginiamo di vivere in un mondo a 1 dimensione, la linea. Abbiamo visto che l’unico modo è praticarlo attraverso il tempo. Ora su 2 dimensioni ci muoviamo. Immaginiamo che tutto il mondo è costruito cosi, e non posso sperimentare altro, sono un punto che si muove. Cosa succede in questo caso? Di nuovo il modo per sperimentare questo mondo è da esplorare. Ma cosa succede di particolare? Se io modifico la superficie di questo piano, la espleto sempre attraverso solo e esclusivamente col tempo, per comprendere questa cosa. Se lo vedo non dalle 2 dimensioni, ma vedendolo dall’esterno attraverso le 3 dimensioni, noi vediamo subito che nascono concetti:
4° – "ogni sistema di riferimento inferiore è contenuto all’interno di un sistema superiore". Cioè riesco a capire che esiste un mondo a meno dimensioni.

Flatland Sphere
5° – "da un sistema inferiore si ha proiezione di uno di livello superiore". Importante. Cosa vuol dire? Ritorniamo al caso da applicare su Flatland. Come faccio a percepire una figura a 3D se vivo in un mondo a 2D? Attraverso la proiezione. Incastro su un paino la sfera. Esiste nel mondo a 2 dimensioni la figura del cerchio, perché io conosco solo 2 dimensioni. Ma facciamo muoverla attraverso il tempo. Il cerchio è diventato 3 volte più grande. E’ bizzarro. Ma si può ipotizzare una progressione. Quindi io so che esiste un mondo a 1 dimensione. Ma l’intuizione è che possa esistere un mondo a 3 dimensioni. Quindi è difficile da comprendere da un sistema inferiore, ma lo posso percepire come proiezione, ne posso interferire. Il motivo di questo ragionamento è ancora una volta dimostrare che è anche qui la dimensione tempo che fa fare il salto da una dimensione all’altra.
6° - "Ogni sistema di riferimento è valido al suo interno e ha uno spazio e un tempo autonomo". Piegando il foglio, per andare da A a B, non posso che andarci tramite il piano bidimensionale, ma potrei andarci nella maniera più breve nelle 3 dimensioni, con un vettore che esce dal piano.
7° – "in ogni sistema di livello superiore coesistono infiniti sistemi di riferimento di livello inferiore".
Cosa stiamo facendo? Abbiamo relativizzato tutto. Abbiamo cercato di rompere lo spazio a 3 dimensioni, perché siamo educati a pensare in questo modo. Ma noi ragioniamo a monte, mentre a valle esistono spazi più semplici. Ma perché facciamo questo? Per spingerci a lavorare e pensare al fatto che esistano più dimensioni. Perché si fa questo? E perché è utile farlo?
In 3D possiamo pensare a infiniti piani, è facile da capire. Su un piano coesistono infinite linee.
Salto
Prima però: concetto del salto.
Immagine di un pesce che salta fuori dall’acqua. Il pesce come fa a percepire che fuori esistono altri spazi e paesaggi? Solo uscendo fuori dal liquido, fuori dalla costrizioni, attraverso il salto, ma ne prende solamente coscienza. E’ una maniera diversa per ragionare sulla proiezione, ma ha similitudini e differenze. Immaginiamo un essere acquatico: tutto è all’interno di questo mondo, ma il mondo acquatico è solo una proiezione di un mondo a più dimensioni, e il salto fa cambiare punto di vista, per vedere il sistema in cui si vive.
Fatto questo ragionamento proviamoci a muovere verso la quarta dimensione.
Che non è affatto il tempo, nella nostra costruzione, è la prima, ma la quarta dimensione è geometrica, è la "z". Già teorizzato nell’800 dal matematico Bernhard Rienmann. Se trasliamo un cubo nel tempo, i nostri CAD si fermano li, ma noi possiamo farlo, avremo uno spazio idealmente chiuso, un Hypercubo. Quindi anche in uno spazio a 4 dimensioni esistono infiniti mondi a 3 dimensioni. Ci preoccupa e non poco.
Qual'è la navigabilità prevalente in un mondo a 4 dimensioni? In 2 la linea, in 3 posso cambiare piano, in 4 posso cambiare da mondi a 3 dimensioni e la navigabilità avviene attraverso il salto.
Ci fermiamo qui, per non andare troppo oltre.
Queste cose dette hanno spinto diversi settori: cinema, arte, ecco… che sono ragionamenti, mondi e situazioni che si muovono su idee fondamentali. “Multidimensional Math”. Si descrive vari situazioni della fisica contemporanea, esemplifica molte cose. E' una piccola applicazione che fa saltare da punto, linea, piano
CERN, acceleratore di particelle
Protesi tecnologiche: entra in gioco il fatto principale nostro. Che noi come essere umani siamo in grado, non solo di utilizzare un procedimento logico, fatto finora, con Leonardo, ma riusciamo anche a costruire. Costruiamo delle vere e proprie protesi tecnologiche, che riescono a utilizzare, sperimentare cose di questo genere, cose logiche, ma applicate.
Per esempio al CERN, è stato costruito un canale di 15 km, creando condizioni che permettono di sperimentare tutte queste cose a partire dalla logica. Infatti prima di Einstein, si pensava che il mondo fosse 3D, ma dopo si capì che si poteva vedere il mondo in maniera diversa.
Qui noi possiamo combinare le cose, e possiamo praticare delle idee. Per esempio nel mondo di oggi, il mondo governato dalla rete, dal collegamento, ha modificato “sostanzialmente” il nostro mondo. Bisogna ragionare in questa direzione. Immaginiamo che un chirurgo può operare da lontano. E se noi pensassimo che il chirurgo possa operare col “Filesharing” in futuro? Per non parlare dei concetti di temporalità, contemporaneità, ecc… quindi siamo in un mondo diversa e possiamo prendere coscienza di questo nuovo modo di vedere, ma dobbiamo non solo rappresentare ciò che conosciamo, ma spingere verso nuove visioni.
Telechirurgia